sabato, agosto 12, 2017

Guardo fuori dalla finestra della nostra casetta di Copenaghen. Non è proprio proprio nostra, o meglio, lo sarà per questa settimana, potere di Airbnb. È la casa dove vive di solito Stefan, un tizio col quale mi sono solo scambiata email: per entrare ho digitato un codice su un tastierino e la chiave della porta era, come da copione, sotto lo zerbino. Sempre che si possa definire serratura quello scattino che fa la porta per chiudersi.
Dicevo, guardo fuori dalla finestra: il cielo è grigio, pioviggina e diresti che è ottobre. Le biciclette sfrecciano su piste ciclabili larghe quanto Corso Vittorio, incuranti della pioggia e del freschetto. Chiedo al programmatore se, magari in un'altra vita, non gli sarebbe piaciuto vivere in un posto così, con le finestre al piano terra senza inferriate, una porta di cartone con una serratura che non esiste, una cargo bike col tettuccio per la pioggia con cui sfrecciare senza strombazzare alla signora col cane o all'ennesima auto parcheggiata. Ok, abbiamo fatto una mini spesa al discount e abbiamo speso quasi l'equivalente di 40 euro, ma la felicità da qualche parte si paga. Copenaghen trema, da domani inizia la vacanza.

martedì, agosto 08, 2017

C'era una volta una domenica di agosto a Torino una allegra famiglia - mamma, babbo, una iena e un guerriero - che aveva deciso di organizzare una gita in bicicletta. Un pic nic al Valentino là dove erano già stati tante volte, proprio lo stesso posto dove a pasquetta i vigili gli avevano detto di mettere via il pallone perchè era vietato giocare a palla.
L'allegra famiglia arriva sul posto e subito capisce che è davvero il mese di Agosto: l'area è quasi deserta, all'orizzonte solo due amiche che pranzano e una mamma con due figli. Il resto è solo pace e silenzio. Apparecchiano la tavola e mangiano serenamente, poi la iena e il guerriero vogliono correre sul prato, il babbo li insegue e la mamma si riposa sulla coperta. Erano le 14 e tutto andava bene.
Ma ecco all'orizzonte due vigili - questa volta niente pallone - e la famiglia pensava di essere al sicuro. E invece no: "cara famiglia, deve sloggiare, su questo prato non si può stare; il cartello all'ingresso non mente: no pranzi, no bivacchi, niente di niente. Questa è area di pregio all'interno del parco, per la vostra gita andate verso l'arco".
L'allegra famiglia carica la bici e si sposta senza fiatare. E vissero tutti felici e contenti.

La morale della favola è che la legge è uguale per tutti e se è vietato è vietato. Anche se a Pasquetta non lo era, solo giocare a pallone. Mah...
La vera morale però è che la legge non è uguale per tutti perchè, dove ti giri ti giri, al Valentino c'è sempre qualcuno col naso per aria, su una panchina o sul prato, che non è lì per caso, non sta studiando le piante o contando i piccioni, ma probabilmente aspetta qualcuno per fare affari. E non vende noccioline per gli scoiattoli. Allora, cari vigili, io rispetto il vostro lavoro e mi sposto se non posso stare lì, però voi, per rispetto di tutte le persone che vorrebbero godersi il parco con la famiglia, potreste fare qualcosa di serio per il decoro del Valentino.

sabato, luglio 29, 2017

Qualche anno fa, durante una lezione sulla comunicazione scientifica, sono stata invitata a fare un gioco. Il docente aveva messo un oggetto in un sacchetto e, a turno, tutti l'abbiamo potuto toccare e manipolare per capire di che oggetto si trattasse.
Questo è il modo che ha la scienza di indagare i fenomeni: c'è un guscio esterno che non permette di vedere le cose per come sono e gli scienziati devono fare delle ipotesi, cercare di capire cosa c'è sotto e trovare la chiave per aprire il sacchetto e comprendere un fenomeno. Le leggi della natura ad esempio.
Chi ha messo l'oggetto nel sacchetto? Il caso? Un dio? È difficile essere donna di scienza e di fede, ma ci provo.
E ci provo ancora più spesso in questi tempi in cui leggo che tanti, troppi, preferiscono non affidarsi alla scienza, ma al proprio sentire in una materia, la salute della comunità, nella quale sembrano essere tutti esperti.
La medicina, per noi comuni mortali che la subiamo senza conoscerla, resta ancora un qualcosa di magico: do la tachipirina al piccolo 
guerriero e magicamente la febbre scende e l'umore torna alle stelle. Infilano mia sorella per l'ennesima volta in una macchina per la risonanza e scoprono quello che in tutti questi mesi nessuno aveva visto. Magia? No, io preferisco chiamarla scienza, preferisco pensare a tutte quelle persone che si sono impegnate e hanno dedicato la propria vita a fare sì che oggi possiamo dare un nome e anche una cura, in molti casi, alle cose che succedono dentro al nostro corpo. Io credo nella scienza. E credo anche in Dio: non perché con una preghiera a gettone nel momento del bisogno risolverà i problemi miei e del mondo, ma perché, se è lui che ha messo l'oggetto misterioso nel sacchetto, ha messo anche in noi la capacità di trovare la chiave per aprirlo. O di convivere con quel sacchetto chiuso.
E poi c'è la statistica: quante probabilità ci sono che due sorelle abbiano lo stesso raro disturbo che, ad oggi, non risulta ereditario? E quante probabilità ci sono che la stessa persona ne abbia un altro, altrettanto raro in età giovane? Ma mercoledì la statistica probabilmente se ne era andata a dormire da qualche parte: quante probabilità c'erano che una nuotatrice alla soglia dei 29 anni, dopo aver vinto ormai tutti i titoli che poteva vincere, potesse mettere la mano davanti alla ventenne americana che da anni vince su tutte le distanze? E quante ce ne erano che "la classe operaia andasse in paradiso" (cit.)? Più o meno le stesse che, nell'arco delle stesse 24 ore, venisse lanciata un'altra bomba.

E chi dorme con tutta quella adrenalina in circolo? Io no, infatti ieri sera mi sono vista questo: carino. E se pensate che la Fede nazionale sia solo una sbruffona antipatica primadonna etc etc etc forse ne uscirete con un'idea diversa.

martedì, luglio 04, 2017

La maglietta che indossava oggi* il programmatore non mente: caterraduno 2007, Senigallia, noi c'eravamo. 10 anni di spiaggia di velluto, con un unico buco, quello dell'anno scorso, causa arrivo del piccolo guerriero. Quest'anno avevamo deciso di approfittarne per spezzare le ferie e farci un po' di mare, ma ovviamente il tempo è stato poco clemente e la piccola iena martedì mattina ci ha fatto fare un giro alla guardia medica. Niente di grave, la solita febbre in altalena.
Dopo i primi anni di assestamento avevamo messo a segno, io e il programmatore, una tecnica invidiabile. Appostamenti sotto il sole o sotto il diluvio armati di paroliere e domenica quiz, che ruzzle e gli smartphone avevano ancora da venire, stuoini, acqua, zainetto tattico, prenotazione cena al nostro solito ristorante, poco mare che non è proprio la nostra passione, ma c'era talmente tanto da fare...
Poi è arrivata la iena e tutto è cambiato, tutto è dovuto diventare per forza a misura di topino quindi meno dirette, meno concerti, più mare e si prende quello che si riesce, senza tempi morti. Nel mentre però anche la festa è cambiata: forse è un po' implosa su se stessa, fossilizzata in una location e in un format che avrebbe bisogno di una scrollata. Quest'anno poi non dura neanche una settimana intera, le dirette le fanno dal camion della Rai e anche in centro c'è molta meno aria di caterraduno: ricordo le code alla catermensa, gente ovunque... E niente, mi pare che ci si voglia investire sempre di meno, a livello di idee e a livello economico, anche perché le due cose di solito vanno a braccetto. Quest'anno abbiamo rinunciato alla cena di Cedroni di ieri sera, ma speriamo di andare al concerto di Max Gazzè questa sera. A questo pensavo in questi giorni... A tutto quello che ci siamo presi e che ci perderemo in questi tre giorni, ma a quello che abbiamo guadagnato in questi 10 anni.

*ho scritto queste righe giovedì scorso mentre eravamo a Senigallia e ho lasciato quei riferimenti temporali.

martedì, giugno 13, 2017

L'estate scorsa, per ovvi motivi, avevo lasciato in garage la bici e avevo passeggiato molto a piedi spostandomi coi mezzi pubblici. Adesso che è arrivata la mia super bici e che mio marito ha montato con successo il motore sono tornata dall'altra parte della barricata e sono bastate un paio di uscite su due (anzi tre) ruote per ricordarmi cosa mi aveva spinta due anni fa a sfornare orride poesie in rima baciata sulle mie avventure ciclistiche sabaude.
Venerdì, mentre stavo raggiungendo un'amica in centro, mi sono dovuta incolonnare dietro un camioncino parcheggiato in doppia fila. Mentre aspettavo diligentemente il mio turno per passare sbuca fuori l'autista che mi consiglia di passare sul marciapiede. Io non avevo voglia di spiegargli che avrei potuto suggerirgli la stessa cosa e che saremmo stati entrambi in torto. O che con 30 kg di bici e 30 kg di bambini non sono agile come una gazzella per salire sul gradino del marciapiede sterzando con un angolo ridicolo di manovra. Gli ho solo detto che sarei passata dalla strada quando fossi riuscita ad infilarmi tra una macchina e l'altra. Mi ha detto "stai attenta". E io ho chiamato a raccolta tutta la pazienza di cui posso essere capace per evitare di mandarlo a remare e passare poi dalla parte del torto.
Questa mattina invece ho discusso con il soggetto di cui avevo già parlato qui, la signora che porta a spasso il cane sulla pista ciclabile. Col guinzaglio lungo 10 metri e il naso per aria passeggiava serena, mentre io inchiodavo vistosamente perché non sono ancora dotata di campanello. Al mio "signora, questa è una pista ciclabile" mi sono sentita rispondere che per i pedoni non c'era posto se non lì. E notare che c'era pure un'auto parcheggiata sulla ciclabile nello stesso tratto.
All'ora di pranzo, mentre raccontavo questo allegro episodio a mio marito, mi si faceva notare che nessuno chiede mai scusa e, dopo un'attenta analisi, ho capito che tutti abbiamo le nostre piccole giustificazioni per infrangere le regole e le riteniamo sicuramente migliori e più valide delle motivazioni che invece hanno quelli che le rispettano. La prossima volta ci vado io sul marciapiede, falcio qualche pedone e un paio di cani e poi pretendo anche di aver ragione. Perchè in fondo qua le piste ciclabili, se ci sono, vengono usate come parcheggi e per muoversi in strada su una bici bisogna avere fegato. Ma quello per fortuna non mi manca.

domenica, giugno 04, 2017

E' da qualche settimana che un misterioso vicino di casa mette i sacchi della raccolta della plastica sul marciapiede già il mercoledì, quando sappiamo tutti benissimo che amiat passerà per la raccolta sabato mattina. Il fenomeno sociologico ovviamente vuole che basti un solo misero sacchettino per farne crescere in fretta la pila e così la scorsa settimana, mentre tornavo a casa dopo aver portato la iena all'asilo, li ho osservati.
E' un'attività che mi diverte sempre molto: avevo già spiegato qua che la raccolta della plastica è, secondo me, la più difficile e che il giusto conferimento dei manufatti non è cosa semplice. Di solito la prima cosa che noto sono i sacchetti utilizzati: spesso la plastica viene buttata via in sacchi di mater-bi del supermercato, mater-bi che invece risulta essere piuttosto un inquinante della raccolta. A volte invece vengono usati i classici sacchi neri della spazzatura, quando invece bisognerebbe utilizzare dei sacchi in plastica semitrasparente (come si spiega anche qui, dove tra l'altro si ricorda anche che Amiat distribuisce una fornitura annuale di sacchetti ad ogni utenza sia domestica che non domestica, basta andare a ritirare i rotoli negli ecocentri indicati nel link) per dar modo all'operatore di valutarne sommariamente il contenuto e non caricare dell'indifferenziato al posto della plastica.
Questa volta invece il sacco era giusto, ma vi invito a trovare l'intruso e ad aiutarmi a rispondere alla fatidica domanda: secondo voi cosa suggerisce all'utente che si tratti di un imballaggio in plastica?


giovedì, giugno 01, 2017

Domenica tu e la tua famiglia tornate da una bella gita in montagna all'ora di cena; nessuno ha voglia di muovere un muscolo per cucinare ed è decisamente troppo tardi per sperare che la solita pizzeria da asporto ve la porti a casa prima delle 22. Cosa fate?

Soluzione: 2 click sulla giusta app e in mezz'ora arrivano a casa 3 pizze. Tra l'altro pure molto buone.

La pizza è finita, restano tre scatole da smaltire sul piano cottura: dove le butti?

Soluzione: questa non ve la scrivo subito, aspetto i vostri suggerimenti nei commenti :-)