venerdì, dicembre 09, 2016

Vi ricordate di quando vi scrivevo che fare progetti è un'attività sopravvalutata? Che, soprattutto quando si hanno dei figli piccoli, programmare qualcosa è praticamente impossibile? Figurarsi prenotare una vacanza con un paio di mesi di anticipo: quella sì che è una vera scommessa con la sfiga.
Inizi a capire che la sfiga sta anni luce avanti a te quando venerdì all'ora di pranzo ti squilla il cellulare, numero che non hai in rubrica, ma stranamente simile al tuo numero di casa. Buongiorno, è l'asilo della piccola iena, venga pure a riprendersela perchè ha 39 di febbre. Mentre lo riporti a casa vorresti solo piangere: la iena è praticamente indistruttibile, non si ammala mai, ma in questi quasi 4 anni ho capito che, quando succede, non si fa sconti a nessuno. E soprattutto si ammala sempre di cose misteriose e criptiche tipo 10 giorni di febbre in altalena senza altri sintomi, mezza giornata di vomitino poi basta, macchie che arrivano e spariscono nel giro di poche ore. La pediatra penserà che sono un'ipocondriaca visionaria, ma forse il problema è esattamente l'opposto. Comunque stavolta avevamo vinto la febbre in altalena che è andata avanti tutto il fine settimana e lunedì, quando ho portato la iena in ambulatorio, la dottoressa ha convenuto che non c'era niente che non andasse, di partire pure l'indomani per Berlino.
Ed eccoci qua: Berlino giorno 4, ore 14,45 tappati in appartamento con la iena febbricitante da ieri sera. La pediatra l'ho già chiamata stamattina, dice che è una ricaduta e di avere pazienza, di non stare a far vederlo qua se non peggiora. Avevo preso su scaramanticamente la tachipirina, ma ai ritmi a cui l'abbiamo fatta andare in questi giorni non ne resta moltissima: io ho comprato il paracetamolen in una farmacia tedesca, ma la iena non ha apprezzato e ci ha già intimato in un paio di occasioni che lei beve solo quella italiana. Sceglie il prodotto nostrano insomma... speriamo di non dover integrare con quella locale. Nel mentre, grazie ad una gentilissima addetta all'ufficio del turismo, mi sono anche fatta un'idea di come possiamo muoverci se dovessimo avere bisogno di un medico: pagando si intende ho trovato qualcuno che dovrebbe venire qui a casa anche di notte e nel fine settimana. Speriamo di non averne bisogno.
Berlino sembra anche carina, ma non ce la stiamo godendo proprio come avremmo voluto. Vorrà dire che ci torneremo un'altra volta. Magari col caldo. Ci sono però alcune cose che vorrei condividere con voi, spero di riuscire a scrivere un altro post sulla città.

giovedì, novembre 24, 2016

Piove da diversi giorni, il mio umore inizia a risentirne e in più non sono giornate facili, sono sempre molto stanca e sto cercando di portare la mente avanti di un paio di settimane, quando finalmente ci concederemo una piccola vacanza. Vi ho già spiegato che in vacanza si dorme meno e si fanno più cose, però ci si diverte e questa prima vacanza a 4 sarà un bel banco di prova, a partire dal battesimo del volo per il piccolo guerriero.
In queste ultime settimane ho un po' trascurato il blog, oggi volevo scrivere qualcosa di scemo e senza pensieri e invece mi limiterò a raccontare una cosa che mi è successa alla festicciola dell'altro giorno. Mi si è avvicinata una mamma, ne conosco di vista giusto un paio di queste dell'asilo e questa non era una di quelle. Io avevo ovviamente il piccolo guerriero nella fascia e lei attacca bottone con le solite frasi "ma che carino, ma quanto ha, e guarda come ride e guarda come è tranquillo, ma come si chiama?". Io educatamente le rispondo, di solito mi piace fare conversazione, non sono una che si tira indietro e sta nel suo. Quando però le dico il nome lei mi gela con lo sguardo e inizia un discorso sul fatto che sì, anche lei piacciono i nomi romani, che l'altro figlio l'ha chiamato Flavio e che le piaceva anche il nome del piccolo guerriero, ma poi ha cambiato idea perchè voleva dire sacro al dio Marte, dio della guerra. Il tutto guardandomi come una che non poteva di certo sapere che nome aveva dato al proprio figlio.
Come vi avevo già scritto qua la scelta del nome non è stata affatto facile questa volta, ma sono davvero molto soddisfatta del risultato: ci voleva un nome da piccolo guerriero e questo è quello giusto. Con la calma che mi contraddistingue ho cercato di spiegarlo alla mamma pacifista: non sono certa che abbia compreso le mie ragioni, ma sinceramente non mi interessa. Curioso però come la gente si permetta di giudicare le scelte degli altri, pur se così personali. E su questo bisognerebbe scrivere un'enciclopedia, non un solo post.
Torno alla pioggia che è meglio...

martedì, novembre 22, 2016

Quando una persona nuova entra in casa mia penso resti colpita da tutta una serie di cose che parlano di me, di noi, del tipo di persone che siamo e di cosa ci piace.
Appena si apre la porta di ingresso ci si trova di fronte alla super libreria che abbiamo comprato lo scorso anno, quella della quale vi ho parlato qui, ed è davvero impossibile non notarla. Se poi si avanza verso il tinello si scopre che la casa è strapiena di cose, si capisce che è una casa dove abitano delle persone: oggetti della vita quotidiana si mescolano a piccoli capricci. Il cesto del frutta e il calendario che non riescono a nascondere la mia imponente collezione di mug. Il cassetto semitrasparente del mobile ikea sotto la tv che lascia intravedere diversi stampi da dolci in silicone.
L'avventore immaginario noterà sicuramente anche qualche ruzzolo sul pavimento, o qualche ragnatela negli spigoli e capirà che le mie giornate sono piene di tante cose e che la pulizia della casa non è sicuramente il mio cavallo di battaglia.
Lo diceva anche la grafica che faceva bella mostra di se sui mille gadget di Tiger dello scorso mese: home is where your cactus and your heart is. Non è solo il cuore che fa la casa, ma anche il cactus, le nostre passioni e i nostri interessi.
Ieri pomeriggio ho accompagnato la piccola iena alla festicciola di compleanno di una sua compagna dell'asilo; è stata la prima volta e io ero un po' agitata. Come si comporterà? Riuscirò a gestirlo nel vortice di bimbi? E il piccolo guerriero sarà collaborativo? Con che tipo di regalo ci dobbiamo presentare a casa di una bimba che non conosciamo? Ovviamente tutte le mie mille domande si sono sciolte come un ghiacciolo a ferragosto appena abbiamo varcato la soglia della casa della festeggiata.
E' la sua la casa senza libri: una casa completamente vuota. Nel salotto c'erano due divani e qualche sedia, un mobiletto con una tv piccolissima se valutiamo la distanza alla quale andava vista. Sotto la tv un paio di scaffali di libri per bambini senza nessun titolo di rilievo o particolarmente noto: sembravano libri scelti a caso dallo scaffale del supermercato. Un mobiletto per il pc corredato di pc decisamente obsoleto, un orologio a cucù in chiave moderna appeso alla parete. Pareti gialle e mobili bianchi in cucina: quale persona che intende vivere la propria cucina se la sceglie laccata bianca? (Ale so che stai leggendo, ma tu, appunto, la usi per lessare della verdura e poco altro :-)).
Ma la cosa che sicuramente mi ha fatto più effetto è stata quella che dà il titolo al post: era una casa senza libri. Se togliamo quell'angolo con qualche libro per bambini era il nulla cosmico. Un paio di guide turistiche del piemonte e delle langhe, qualche libro sul Torino e la fede granata, uno sull'orto sul terrazzo e basta.
Si capisce molto dalla libreria di una casa: se non conosci i proprietari puoi farti un'idea del tipo di persone che sono, quali sono i loro interessi e le cose che gli piacciono. Due anni fa a capodanno siamo andati insieme ad una coppia di amici a casa di altri loro amici che noi non conoscevamo: di quella casa ricordo una libreria enorme, altissima, che raccoglieva non solo libri ma anche intere annate di riviste, cataloghi. Tutta una vita.
La casa della compagna di asilo della piccola iena era vuota in tutti i sensi: mancavano i libri, mancavano gli oggetti, mancava la vita dentro la casa. E tutti questi bimbi che sono arrivati all'improvviso a fare fracasso e giocare forse per qualche ora l'hanno resa più viva, più vera. La festicciola è durata un paio d'ore, il momento top del pomeriggio è stato ovviamente il taglio della torta. Io stavo allattando il piccolo guerriero sul divano e intanto la piccola iena, in cucina, stava facendo piangere la festeggiata perchè continuava a spegnere le candeline sulla torta. Ho scelto un regalo abbastanza neutro, un gioco che ha anche la piccola iena e mi sembra sia stato apprezzato. Ad un certo punto avevo pensato ad un libro, poi ho cambiato idea. Alla prossima festicciola ci presenteremo con un libro, sperando che non finisca morto di solitudine su uno scaffale.

sabato, novembre 05, 2016

Allora, non vorrei cantare vittoria troppo in fretta, ma sembra che le belle bestie se ne stiano andando: le cimici mi sembrano meno aggressive, gli ossiuri non si sono ripresentati e io colgo l'occasione per ritornare a parlare di rifiuti, visto che mi ero ripromessa di scrivere anche un post sulla raccolta dell'organico.
Partirò da un episodio divertente: quando lavoravo, parallelamente alle attività sui rifiuti e la raccolta differenziata che svolgevo al mattino nelle scuole, avevo in calendario anche incontri serali aperti ai cittadini. Tutto quanto ruotava intorno alla presentazione della fantastica compostiera che il cittadino avrebbe potuto richiedere al comune per praticare il compostaggio domestico ed avere così un piccolo sconto sulla tarsu/tari o come diavolo si chiamava all'epoca. E voi direte: è una cosa divertente? Il lato comico della faccenda era che io andavo a raccontare queste cose in paesi arrampicati nelle comunità montane della Liguria dove la maggior parte delle famiglie aveva da sempre una buca in giardino dove buttare gli scarti dell'orto e altri rifiuti organici, solo che non la chiamavano compostiera. A volte mi sentivo in difetto: erano quasi tutti più informati di me, soprattutto dal punto di vista pratico della faccenda.
In realtà ormai anche noi animali di città siamo ben informati sui rifiuti organici perchè, almeno qui a Torino, questo tipo di raccolta si fa da parecchi anni.
Partiamo dal tipo di sacchetto: per la scelta del materiale è necessario seguire le indicazioni che vi fornisce l'azienda che eroga il servizio, dal momento che tutto dipende dall'impianto presso il quale il rifiuto verrà conferito. Se c'è una macchina che apre i sacchetti potrete tranquillamente usare quelli in plastica; diversamente sarà necessario un sacchetto biodegradabile e compostabile: niente plastiche oxodegradabili, ma solo mater-bi e simili.
A volte è il gestore stesso che li consegna in dotazione, almeno per le prime forniture; i sacchetti di mater-bi per la raccolta rifiuti ormai si trovano in tutti i supermercati, hard discount compresi.
Una volta posizionato il giusto sacchetto, ecco cosa possiamo buttarci dentro: sostanzialmente tutti gli scarti che escono dalla cucina, quindi frutta, verdura, carne, pesce, buccia del formaggio, guscio dell'uovo, tovaglioli e fazzoletti di carta, carta casa, fondi di caffè e bustine di tè (private delle graffette metalliche, se presenti), sacchetti di carta se sporchi di cibo o bagnati. Immaginate anche voi di avere una compostiera in giardino e pensate a cosa ci buttereste dentro per ottenere del terriccio da usare nei vostri fiorellini da balcone :-) Capire cosa metterci e cosa no è davvero facile: ricordate sempre niente lettiera del gatto e niente imballaggi delle cose che buttate (esempio pratico: la fettina di prosciutto triste e solitaria che vegeta in frigo da due settimane va nell'organico, ma la carta che la avvolge no). Se l'imballaggio che avete per le mani è stato pensato per la raccolta dell'organico lo capirete chiaramente dalle indicazioni riportate sullo stesso: i primi esempi che mi vengono in mente sono alcune stoviglie usa e getta, la carta oleata e i sacchetti che usano i banchi del fresco di alcuni supermercati, alcune bottiglie dell'acqua. Sono casi più unici che rari, ma esistono.
Cosa produce in questo caso il nostro lavoro di perfetti separatori di rifiuti? Facile: terra che, a seconda della qualità del prodotto finito e del tipo di impianto che tratta i rifiuti, verrà utilizzata per scopi più o meno nobili, dalla copertura giornaliera dei rifiuti indifferenziati in discarica fino al concime per piante e fiori.
Prima della fine dell'anno mi piacerebbe chiudere il mio set di post sui rifiuti con un paio di cosucce ancora, spero davvero di riuscirci. Magari il prossimo post arriva prima del mese prossimo :-)

lunedì, ottobre 10, 2016

Il mondo delle canzoni per i bimbi per me resta un mistero assoluto: perché sotto una certa età si devono ascoltare solo canzoni appositamente partorite? Il più delle volte si tratta di testi tremendi su melodie tutte simili tra loro e nella mia mente si accende inevitabilmente il ricordo dello Zecchino d'oro e del piccolo coro dell'antoniano che, su ogni canzone in gara, si muoveva molleggiando sulle ginocchia allo stesso ritmo.
Come avrete facilmente intuito da questo cappello introduttivo, la piccola iena in realtà ascolta di tutto: cerchiamo giusto di evitare le canzoni che contengano parole che un bambino di tre anni e mezzo è meglio non ripeta a sproposito e ormai abbiamo capito che è diventato pericoloso. Le sue hit del momento sono "Ti sembra normale" di Max Gazzè e "Il mostro" di Samuele Bersani, che ha anche riscritto di recente mettendoci al posto del mostro uno squalo, perché, ha detto, esistono anche degli squali buoni che hanno paura. Ovviamente non mi aspetto che a tre anni e mezzo comprenda perfettamente cosa sta cantando, però impara un sacco di termini nuovi e sonorità diverse.
Tuttavia, nel desolante panorama della musica per l'infanzia, abbiamo trovato una cosa che davvero ci è piaciuta ed è questo libro qua che abbiamo preso per caso in biblioteca, guidati soprattutto dal titolo curioso.
Il libro in realtà contiene i testi delle canzoni che si trovano sul cd abbinato e, se dovete fare un regalo ad un bimbo che ascolta la musica, ve lo consiglio caldamente.
Le canzoni sono tutte diverse musicalmente parlando, alcune lente, alcune veloci, con sonorità che abbracciano diversi generi musicali e i testi sono carinissimi (potete leggerne alcuni nella scheda del libro che ho inserito nel link qualche riga sopra).
In realtà non era di questo che volevo parlarvi, o meglio non solo. La nostra casa ormai è invasa dalle belle bestie: ci siamo barricati tra queste 4 mura per evitare l'invasione delle cimici. Le vedi alla finestra appoggiate al vetro, basta un attimo di distrazione e te le ritrovi in orbita attorno al lampadario. Stendi i panni sul balcone approfittando delle ultime giornate di sole prima del grande freddo e ti ritrovi nel cesto del bucato più animali che calzini asciutti.
Ti viene proprio da pensare "che animali inutili", ma all'inutilità non c'è mai fine. E lo scopri solo nel momento in cui ti accorgi che l'intestino di tuo figlio treenne è stato colonizzato dagli ossiuri. Ti verrebbe voglia di piangere e passare col lanciafiamme tutta la casa, soprattutto alla luce di quanto ho già spiegato qua. Passi le tue giornate a lavarti le mani e speri di non aver tralasciato qualche superficie sulla quale potrebbe essersi forse eventualmente appoggiato un maledettissimo uovo di verme. Io la mia proposta al marito l'ho fatta: al momento della scoperta bisognerebbe brindare col vermox e scappare di casa, salvo rientrare due settimane dopo, a uova ormai morte ed ecco l'epidemia debellata in modo naturale, senza sprechi di candeggina e kilowatt di svaporamenti. E invece no, aspettiamo qui pazienti le prossime due settimane, nella speranza di non trovare inquilini indesiderati nel pannolino del piccolo guerriero, l'unico della famiglia che, per ovvi motivi, non ha potuto beneficiare della magica medicina.


Tutto nudo senza ossa, senza crosta, molle, inerme
chi è più tenero, chi è più tenero, chi è più tenero di un verme?

sabato, ottobre 08, 2016

Come vi ho già raccontato in diverse occasioni la nostra è una piccola iena musicale e, con l'inizio della scuola materna dell'infanzia, abbiamo deciso di iscriverla anche ad una scuola di musica. Dopo un'attenta analisi dell'offerta e qualche lezione di prova abbiamo scelto la nostra scuola. Ovviamente si trova dall'altra parte di Torino, ma, se alla iena piacerà, sarà un sacrificio che faremo volentieri; per adesso l'abbiamo iscritta al primo mese e poi vedremo come andrà.
Per farci un'idea di quanto offrisse la nostra zona, ieri siamo andati ad una lezione di prova organizzata da un'associazione che opera nei locali di una scuola primaria. Ripeto, nei locali di una scuola primaria.
Non sono riuscita a non fotografare il cartello che campeggia sugli armadietti all'ingresso della scuola stessa: un ottimo biglietto da visita per i genitori.
Scusate per la foto oscena, ma non volevo neanche dare troppo nell'occhio :-)


lunedì, ottobre 03, 2016


Prendo ispirazione da una cosa che mi è stata detta la scorsa settimana per dire la mia su un argomento che mi sta toccando molto da vicino e per farlo inauguro un nuovo tag che userò per raccontarvi la mia opinione squisitamente personale: my two cents.
Mi ritengo una mamma fortunata per tanti motivi: il primo che mi viene in mente è quello di avere la possibilità di passare molto tempo coi miei figli, ma subito dietro ci metterei il non aver incontrato alcuna difficoltà nell'allattare né la piccola iena né il piccolo guerriero.
Non sono una fanatica della tetta, penso che la cosa più importate sia sempre la salute mentale della mamma, ma penso anche che le mamme vengano molto abbandonate a loro stesse nei primi giorni di vita del bambino. Le mamme della mia generazione difficilmente ci hanno allattato al seno con profitto e si è un po' perso quel "trapasso di nozioni" che invece era sempre avvenuto in precedenza. Ci affidiamo quindi alle infermiere del nido del punto nascita prima e al pediatra poi, nella speranza di ricevere qualche consiglio e qualche dritta utile a far sì che i nostri capezzoli non inizino a sanguinare prima che il nostro frugoletto abbia compiuto le sue prime 24 ore di vita. Più mi guardo intorno e più penso che, come in molti aspetti della vita, si tratti principalmente di una questione di culo e congiunture astrali felici, incontrare le persone giuste al momento giusto e sentirle dire quello di cui abbiamo bisogno.
Come avevo già scritto qui non ho amato particolarmente allattare la piccola iena e posso dire che la situazione col piccolo guerriero non è cambiata molto, anzi, è pure peggiorata perché lui col ciuccio si fa venire i conati di vomito e il suo ciuccio sono io. D'altro canto mi rendo anche conto che questa è la cosa migliore che adesso gli posso dare e quindi lo faccio, anche se a volte mi costa davvero taaaanta fatica.
Il primo pregio che riconosco all'allattamento al seno è la praticità: latte sempre pronto, alla giusta temperatura, senza tanti impazzimenti e senza uscire di casa con una valigia di roba: bastiamo io e una bustina con un cambio perché il piccolo guerriero si possa godere un po' di aria. Poi è economico, naturale, a rifiuti zero e basso impatto ambientale :-)
Prima che nascesse la piccola iena pensavo che mi sarei vergognata ad allattarla fuori dalle mura domestiche, poi invece non mi sono mai posta il problema, forse perché, adesso come allora, le mie tette non le sento tanto come una parte del mio corpo, ma piuttosto come un'appendice del mio bimbo e come tale non mi fa nessun effetto tirarla fuori nei posti più assurdi, quando il piccolo guerriero ne ha bisogno.
Questa è la settimana dell'allattamento materno e invece del flash mob in piazza, mi piacerebbe vedere più locali "amici dell'allattamento", dove non ti guardino strano se allatti o se chiedi che ti scaldino il biberon. Stesso discorso per l'angolo per i bimbi: al Salone del Gusto o all'interno di altre grandi manifestazioni è sempre ben accetto, ma perché non crearne un paio anche in centro città, vicino alle vie dello struscio o al parco? Sarebbero un bell'incentivo per tutte quelle mamme che, alle prime uscite, cercano un porto sicuro dove potersi fermare un attimo coi propri bimbi senza dare troppo nell'occhio.
Poi però guardo l'altra faccia della medaglia e penso che forse ci vuole anche questa settimana, coi suoi incontri e il suo flash mob. Ci vuole soprattutto per persone come quella che ho incontrato sabato scorso mentre passeggiavo al Valentino in occasione del Salone del Gusto. Mi stavo dirigendo a passo spedito verso il famoso angolo dei bimbi al borgo medioevale, avevo in braccio il piccolo guerriero che era appena esploso in uno dei suoi pianti disperati mix di sonno e fame; mi incrocia una signora. "Povero bimbo, senti come piange, forse ha fame" Sguardo misto pietà/rimprovero alla mamma "Bisognerebbe sempre girare con un biberon dietro". Mio marito ha detto che sono stata troppo gentile e paziente a spiegarle che stavo andando ad allattarlo; se avessi avuto più prontezza di spirito avrei potuto dirle che il biberon ero io. Oppure che bisognerebbe anche girare sempre con una banana in borsa, per infilarla in bocca alla gente che non è capace di farsi una bella sportina di fatti propri.