mercoledì, settembre 14, 2016


La piccola iena suda tanto, corre su e giù per il nostro mini corridoio un paio di volte e ha già i capelli a cordelle: l'idea di insaccarlo in un grembiule di poliestere per 7 ore al giorno mi sembrava una tortura, così ho pensato di cercargliene uno di cotone. Non è stato semplice, ma alla fine l'ho trovato. Ma. Ma l'ho trovato troppo tardi e non sarà pronto per domani, quando la iena inizierà il suo meraviglioso viaggio nel mondo della scuola dei grandi, la scuola dell'infanzia. Così oggi pomeriggio alle 15,30 le ho detto "dai iena, andiamo a cercare un grembiulino da battaglia per andare all'asilo domani finchè non arriva quello che abbiamo ordinato". Grave errore. Mai avrei immaginato che, con la sua faccia di tolla di treenne, si sarebbe avvicinato al bancone del negozio dicendo "devo comprare un grembiule da battaglia", suscitando la risata del commesso al quale ho dovuto spiegare tutta la storia. "Mi sa che questa cosa l'hai sentita da qualcun altro" ha detto il commesso alla iena e mi sono dovuta difendere come meglio potevo.
In realtà domani si andrà davvero in battaglia, ma sarà una battaglia più mia che sua. Lui conoscerà bambini nuovi, maestre nuove, ambiente nuovo, imparerà nuovi giochi, nuove canzoni, nuove routine. E io resterò dietro il cancello, ad aspettare che esca e mi racconti tutte le cose nuove che ha elaborato da solo, senza la mamma e il babbo.
Quando mi dicono che sono fortunata a poter stare a casa coi miei bimbi penso a tutte quelle volte in cui ho invidiato da morire tutte le donne che hanno potuto usufruire del loro congedo di maternità per poi rientrare al loro posto di lavoro, ad occuparsi di altro che non fossero i figli. Adesso invece penso che questi tre anni e mezzo sono stati un'avventura sulle montagne russe: ci sono stati giorni in cui ho sperato che arrivasse in fretta questo momento per poter riprendere un po' in mano la mia vita o almeno tirare un po' il fiato, soprattutto adesso che la iena non dorme più al pomeriggio. Ci sono stati altri giorni in cui, tra un pic nic urbano, una mostra e un giro per vetrine di strumenti musicali, mi sono detta che era bello poter fare tutte queste cose col mio bimbo senza orari e senza dover rendere conto a nessuno delle nostre avventure urbane.
Da domani si volta pagina: la nostra iena non è più così tanto piccola ed è pronta ad affrontare la sua prima grande avventura, l'asilo dei bimbi grandi. E io sono pronta a lasciargli la mano, fiduciosa che lui se la caverà alla grande e che questi tre anni gli daranno tanto, tante cose che io non potrei dargli se lo tenessi ancora qui a casa con me.
Per riprendere in mano la mia vita invece c'è ancora tempo: adesso c'è un piccolo guerriero da tenere per mano, col quale iniziare a scoprire il mondo e la città organizzando piccole avventure urbane e districandosi tra la spesa e le commissioni della vita di tutti i giorni. E' strano, ma ha solo tre mesi e mi sembra già grandissimo: punta i piedi come se volesse camminare, mi guarda ed è come se dicesse "mamma io voglio parlare, voglio mangiare quello che mangi tu, voglio giocare col mio fratellone". Ho come l'impressione che lo vedrò crescere molto più in fretta della piccola iena bradiposa, che a 15 mesi muoveva i primi passi e la scorsa estate iniziava a dire le prime parole. Al consultorio mi dicono che è normale, sono i neuroni specchio.
Guardo il grembiulino da battaglia lì appoggiato sulla sedia e penso che domani forse spremerò una lacrimuccia, ma cercherò di concentrarmi su tutte le cose belle che ancora potremo vivere insieme, io, la piccola grande iena e il piccolo grande guerriero. In fondo siamo sempre una bella squadra :-) 

lunedì, settembre 05, 2016

Se non l'avete mai letto dovreste farlo: L'Italia spensierata di Francesco Piccolo, edito da Laterza nella collana Contromano, della quale possiedo almeno una decina di titoli ristampato di recente da Einaudi. E' un libretto molto carino, si legge in un soffio e in ogni capitolo l'autore racconta con estrema ironia la sua esperienza in diversi contesti emblematici: è andato a fare il pubblico in una puntata di Domenica In, si è messo in viaggio per l'Italia durante il grande esodo estivo, è andato a vedere il cinepattone il pomeriggio di Natale ed è andato col figlio a Mirabilandia una domenica di agosto.
Anche noi quest'anno abbiamo deciso di provare l'esperienza figli a carico, pur partendo meno sprovveduti dell'autore in questione: i parchi di divertimento mi piacciono da morire e ne ho visitati diversi in giro per il mondo, quindi non mi scandalizzo per le code, il costo degli extra, il sole, il caldo e le altre mille cose per le quali ho sentito gente lamentarsi durante la nostra giornata a Mirabilandia. Se entri lì sai già che farà tutto quanto parte del gioco; mi scandalizzo piuttosto per la maleducazione dilagante della gente che getta cartacce per terra* e scavalca le catenelle delle code per arrivare prima all'inizio della fila. Ma forse sono io che sono strana...
Tra vacanze all'estero, gravidanze e bimbi piccoli erano davvero tanti anni che non ci tornavamo, così quest'anno abbiamo deciso che ci si poteva provare: la iena era grande abbastanza per godersi un po' la gita. Abbiamo pensato di scartare il fine settimana (grave errore, ho letto poi qui che il sabato e la domenica avremmo incontrato meno gente) e ci siamo trascinati a Fosso Ghiaia giusto martedì 23. Già all'arrivo al parcheggio avrei dovuto capire che non saremmo stati soli: ci hanno fatto lasciare l'auto in una zona del parcheggio per me assolutamente inesplorata, e dire che al parco sarò stata, negli anni, almeno una decina di volte.
Poco male ci siamo detti, tanto non avevamo nessuna velleità personale: lo scopo della giornata era semplicemente offrire un diversivo divertente ed entusiasmante alla piccola iena.
Anzi no, siamo sinceri, io una velleità ce l'avevo e si chiamava Ispeed: durante la nostra ultima visita al parco era ancora in costruzione e dovevo assolutamente provarlo. Però ero forte del flash pass one shot che mi avrebbero consegnato insieme al mio biglietto di ingresso fatto con la carta ikea family: si poteva fare!
Entriamo senza troppi intoppi e ci lanciamo subito verso i giochini come dice la iena: la zona di Bimbopoli è tutta accessibile ad un bimbo della stazza della piccola iena, anzi, diciamo che siamo proprio nel momento migliore. Il nostro topino infatti ha 3 anni compiuti, è più alto di 90 cm, ma meno di un metro, quindi può già lanciarsi su diverse attrazioni, ma ancora non paga il biglietto :-)
L'area l'abbiamo battuta direi tutta, la cosa che più gli è piaciuta è stata il trenino, che nel corso della giornata è stato fatto e rifatto più volte, mentre il trenino strano sul quale l'ho trascinato l'ha lasciato un po' interdetto, forse troppo airtime per la nostra piccola iena.
Appena entrati al parco in questa zona c'era qualche codina (non più di 10 minuti), ma nel corso della giornata poi sono sparite, merito del fatto che, col passare del tempo, la moltitudine di gente ha avuto modo di disperdersi per il parco. L'unica cosa che sarebbe piaciuta alla iena e non abbiamo fatto è stata la ruota panoramica, ma quando siamo arrivati ai suoi piedi era chiusa a causa del vento.
Prima di andare a mangiare abbiamo assistito allo spettacolo degli stunt men: non capirò mai perché debbano per forza metterci una trama quando basterebbe fare una cosa meno costruita, però lo show è davvero spettacolare ed è piaciuto anche alla iena, soprattutto per la grande presenza di fiamme e fuoco.
A pranzo abbiamo mangiato al self service Drive in: la iena musicale ha molto apprezzato l'ambientazione e abbiamo potuto mangiare qualcosa di non fritto senza, tutto sommato, spendere cifre esorbitanti per essere all'interno di un parco tematico; avessimo optato per dei panini non so se ci sarebbe stata una sostanziale differenza dal punto di vista economico.
Dopo pranzo ho lasciato mio marito con il piccolo guerriero nella fascia e la iena a spasso per gli scivoli e io mi sono lanciata, nel vero senso della parola, su Ispeed: davvero davvero bello, difficile scegliere il mio preferito tra quello e Katun.
Nella restante parte del pomeriggio altri bis e tris di diverse attrazioni, una merenda a base di yogurt e frutta e verso le 19,30 siamo tornati a casa: il piccolo guerriero aveva già fatto stravedere e non volevamo troppo tirare la corda e la piccola iena era stata ribattezzata dead man walking. Non abbiamo sfruttato l'ingresso del secondo giorno perché mercoledì siamo tornati poi a Torino, però direi che come prima esperienza a 4 è stata un successo.
Presto arriverà anche un post sulla visita all'Italia in miniatura :-) quest'anno ci siamo dati ai parchi insomma...

*a tal proposito, cara direzione di Mirabilandia, se mai leggerai questo post, trovo alquanto disdicevole che nel parco non ci siano i contenitori per la raccolta differenziata. Mi viene da piangere al solo pensiero dei milioni di bottigliette che ogni giorno finiscono nei vostri cestini. La mia l'ho riportata vuota a casa ovviamente :-)

giovedì, settembre 01, 2016

Attenzione: questo post potrebbe contenere ironia e sarcasmo

I neonati piangono, dormono un po' quando vogliono loro, mangiano un po' quando vogliono loro, hanno mal di pancia, male alle gengive, male di vivere, bisogno di essere cambiati e, oggettivamente, possono anche essere difficili da gestire. Fortuna che poi diventano grandi e autosufficienti e ci lasceranno liberi di vivere in pace.
A dare una mano a noi mamme disperate ecco che arriva la pozione magica che tiene tranquilli i nostri pargoletti, 9,9 euri per 30 ml di pura magia.
Ma guardiamo insieme di cosa si tratta e come viene pubblicizzata la boccetta dei miracoli.
Su diversi siti web che vendono il prodotto ho trovato la dicitura "senza zuccheri aggiunti": mi chiedo aggiunti a cosa, dal momento che si tratta sostanzialmente di un concentrato di zuccheri variamente assortiti.
La vera perla però è l'elenco delle situazioni in cui potrebbero tornare utili due goccine di nettare:
- per favorire l'attaccamento al seno: come se non fosse meglio, al bisogno, spremersi un po' di latte prima di attaccare il bimbo; meglio mettersi sulla tetta un po' di miele vegano
- aiuta la mamma nella fase del primo sonno: ecco, appunto, aiuta la mamma e ho detto tutto
- quando il bimbo piange e non riesce a calmarsi due gocce sul ciuccio basteranno per tranquillizzarlo: ma siamo proprio sicuri?
Ok cercherò di tornare seria per un attimo, ste cose mi fanno venire dei travasi di bile.
I neonati hanno bisogno della mamma, del contatto, di cure continue, di essere cullati e consolati da voci amiche e braccia calde. Il viaggio che li ha portati nel nostro mondo è stato per loro davvero faticoso e non sono pronti a stare da soli, non sono capaci di comportarsi come un adulto e deve essere così perchè è il loro istinto di sopravvivenza che glielo suggerisce. Ci aspettiamo che un bambino di due mesi sia capace di intrattenersi da solo e che non ci disturbi mentre svolgiamo le più svariate attività e non ci scandalizziamo di fronte ai mille guinzagli telematici che si trovano in commercio per controllare i nostri figli. Siamo strani.
Mamme fatevi un regalo e fatene uno ai vostri bimbi: dimenticate la boccetta magica e non abbiate paura di prendere in braccio il vostro bimbo che piange e vuole essere consolato. Non abbiate fretta che impari a consolarsi da solo, arriverà anche per lui quel momento, ma non adesso, non subito. Questi giorni, questi mesi non torneranno. E sono faticosi, pesanti, a volte i giorni e le notti sembrano infiniti, ma io penso che ogni sforzo, ogni gesto di affetto, ogni minuto passato con loro adesso siano un grande regalo per l'autonomia di domani.

lunedì, agosto 22, 2016

No, non ho deciso di abbandonare la nave, solo che queste ultime settimane sono state particolarmente piene di cose da fare e da una decina di giorni siamo in vacanza: poco tempo libero e poche idee da riversare sul blog.
Durante questa vacanzina romagnola la piccola iena ci ha mostrato ancora una volta il suo amore smisurato per la fotografica, come dice lui, ossia la macchina fotografica: nella fattispecie una coolpix che abbiamo comprato ormai 4 anni fa, poco prima che io rimanessi incinta. L'avevamo comprata coi buoni che l'azienda dove lavora mio marito regala a Natale ai dipendenti: avevamo in mano i nostri biglietti aerei destinazione Los Angeles e pensavamo che avremmo avuto tante cose da fotografare. Quello che ancora non sapevamo era che ad agosto saremmo partiti in tre e quelle foto le avremmo riviste mille volte insieme... e che due anni più tardi saremmo tornati più o meno negli stessi posti, a fare più o meno le stesse foto con la piccola iena al seguito.
Quelle foto sono ancora sulla schedina di memoria della fotografica: le abbiamo copiate sul pc di casa e in un altro paio di posti per sicurezza, ma le lasciamo anche lì e ieri sera, mentre cancellavamo i millemila scatti fatti a caso dalla piccola iena in questi giorni, ci siamo imbattuti proprio in quelle foto.
Sono passati 4 anni e tante cose sono cambiate: quelle sono state le nostre ultime vacanze senza figli al seguito, la piccola iena era piccola così ancora nella pancia della mamma. Nel mentre è arrivato anche il piccolo guerriero e le nostre vite sono state travolte da una nuova dinamica familiare che ancora dobbiamo metabolizzare.
Guardavo quelle foto e dicevo a mio marito che io non mi riconosco più, non mi sembra vero di essere stata così: avevo la faccia tondissima, una pancia enorme (e vi assicuro che non era colpa della gravidanza) e di fianco a mio marito sembro ancora più grossa. E' curioso come cambino le cose in 4 anni, fino a ieri avevo sempre visto quelle foto solo con tanto affetto e un po' di tristezza, ieri mi sono quasi sentita male per come ero e per come non mi ero mai vista. Io forse non me ne rendo ancora bene conto perché se mi guardo allo specchio non mi vedo diversa, è stato un cambiamento graduale, arrivato tra l'altro durante la gravidanza, quindi ben mascherato; le persone che non mi vedono da tempo mi dicono che sono dimagrita tanto, ma io pensavo di essere sempre uguale. I primi dubbi mi sono venuti quando ho cercato di indossare i miei vestiti di sempre e mi sono accorta di non riuscire più a tenerli su; poi la scoperta di riuscire a comprare un paio di pantaloni praticamente in qualsiasi negozio. Poi le foto: la me stessa di oggi e la me stessa di 4 anni fa. La me stessa di 24 kg fa, stando a quanto diceva oggi la bilancia del bagno dei miei genitori. 24 kg sono tanti e una decina scarsa di questi li avevo già persi per strada prima della gravidanza del piccolo guerriero, però il salto grosso diciamo che l'ho fatto negli ultimi 7 mesi.
Guardavo quelle foto ieri sera e, dopo aver visto un'altra me stessa, ho pure collegato che eravamo a San Francisco proprio in questi giorni, poi 3 anni fa a quest'ora eravamo a Londra, 2 anni fa di nuovo a San Francisco e l'anno scorso in Francia. Da quando è iniziata la nostra storia io e mio marito in questo giorno siamo quasi sempre stati in giro; quest'anno solo una cena casalinga a base di pizza da asporto con una coppia di amici, figli al seguito e un paio di foto per ricordare come eravamo nel 2016 il giorno del compleanno di mio marito :-)

giovedì, luglio 28, 2016

Questo post giace nella mia cartella delle bozze da una settimana, l'ho finito adesso che l'ho pubblicato, ma gli eventi narrati risalgono a 7 giorni fa.

Quando si vive gomito a gomito con una persona per quasi 11 anni credo che si possa iniziare a tirare un po' le somme di questa convivenza. Si conoscono abitudini, mosse, piccole fissazioni e tutto quello di cui è costellata la quotidianità.
La mia giornata è iniziata stamattina alle 5 con un risveglio del piccolo guerriero, risveglio che si è risolto solo alle 7, dopo averlo messo nella miracolosa fascia e aver iniziato a preparare la colazione per me e la piccola iena. Mio marito si è alzato alle 6 credo, è andato in bagno, si è vestito e poi ha iniziato a girare per la casa armato della torcia del cellulare. Ok, mi sono detta, starà dando la solita caccia alla santissima trinità chiavi/portafoglio/occhiali che, si sa, amano passare la notte sempre in posti diversi. E invece no. Stava cercando la fede, quella con la f minuscola, l'anello che ci siamo scambiati quasi 11 anni fa all'altare. Anzi no. Il suo era già una copia di quello originale, acquistato esattamente un anno dopo le nostre nozze; l'originale giace da qualche parte sul fondo del Mar Adriatico.
Se ne è uscito di casa con la coda tra le gambe mentre io stavo tagliando delle pesche chiedendomi scusa, ma forse non sa che io non sono arrabbiata perchè sapevo che prima o poi sarebbe successo, era solo questione di tempo (e comunque non dispero che salti fuori...). Perchè la cosa che più odio di te è il tuo essere distratto a 360 gradi, caratteristica che male si sposa al mio essere casinista a 360 gradi. Perchè sono sicura che se sui nostri mobili non ci fosse nulla magari la tua fede luccicherebbe lì in bella mostra accanto al niente e non ci sarebbe stato bisogno di darsi il buongiorno muovendosi come segugi per queste 2 stanze.
Diciamoci la verità dai, questa fede adesso te la togli per fare qualsiasi cosa che non sia mangiare o guardare la tele, l'unica volta che dovevi davvero toglierla era quando abbiamo deciso di fare un bagno a Lido di Savio insieme alle mie sorelle. Ma capisco anche che tu sia rimasto scottato da allora e quindi sia portato a seminarla in giro per casa, nei tuoi posti feticcio: appesa al naso della saliera a forma di Minnie, sulla mensolina dei portaspezie, sulla scatola a forma di pezzo di lego che sta sulla mensola del bagno, dentro la fontana zen senza acqua che sta nel tinello.
Nell'attesa allora che il mazzapegolo ci restituisca il maltolto facciamoci due risate e torniamo a bomba sul titolo del post:
1) che dopo tanti anni non hai ancora capito come dividere i panni da lavare nei cestini che stanno dentro l'armadio
2) che dopo tanti anni non hai ancora capito come sono divisi piatti, bicchieri, posate, pentole e ciotole in cucina
3) i vestiti che lasci nella mensola del comodino: sono da lavare? li vuoi rimettere? non l'ho mai capito... tra l'altro avresti a tua completa disposizione la sedia rossa per appoggiarli un po' meglio e invece c'è sempre questa palla di stoffa lì accanto al letto.
4) restando in tema abbigliamento: che hai un armadio pieno di vestiti e ti metti sempre le stesse 4 cose, a volte impresentabili, anche per andare al lavoro.
5) che finire certi lavori è più forte di te: riempi la lavastoviglie, ci metti anche il detersivo e la lasci nel limbo dei piatti sporchi; mangi la marmellata e rimetti in frigo il vasetto praticamente vuoto
6) che quando sei arrabbiato per qualcosa (e per fortuna succede di rado) non esterni mai niente e a volte la cosa mi fa venire voglia di urlare
7) ho tenuto per ultima quella di cui ho già parlato, la distrazione, che forse sotto sotto è la mamma di molte delle altre cose che ho scritto qui sopra.
Non sono riuscita ad arrivare alle 10 del titolo del post, ma magari ci arrivo con l'altra faccia della medaglia, perchè c'è sempre un altro lato. D'altra parte se ho deciso che eri tu la mia persona un motivo ci sarà, anzi più di uno e fanno decisamente pendere la bilancia dall'altro lato.
1) perchè sei un vero compagno di vita, appoggiando le mie trovate folli e riportandomi coi piedi per terra quando esagero
2) perchè metti una pezza alla mia incapacità cronica nella gestione della casa aiutandomi a mantenerla in condizioni decorose
3) perchè sei il padre migliore che potessi desiderare per i nostri figli. Questa forse è stata la scommessa più grande che ho fatto, ma direi che ho vinto molto più di quanto avessi puntato.
4) perchè mi hai permesso in questi anni di vedere la mia famiglia ogni volta che ho voluto e so quanto ti/ci è costato
5) perché sopporti la mia ingombrante famiglia, così distante dallo standard piemontese al quale eri abituato prima di conoscermi/ci
6) perché riesci ancora a stupirmi e spero che duri ancora per molti anni :-)
7) perché sopporti stoicamente il mio voler sempre avere ragione e mi lasci sbagliare senza rinfacciarmelo
8) perché sopporti stoicamente anche tutti gli altri difetti che ho, le mie fissazioni assurde e tutto quello che comporta vivere con me
9) perché mi hai sempre permesso di fare lavori che mi piacevano senza mai fare del pressing relativamente al fatto che non si trattasse mai di soluzioni stabili. E infatti adesso sono ormai 4 anni che sono a casa.
10) perché sono più che certa che tu sia la mia mezza mela e se non ci fossimo mai incontrati per caso ormai 14 anni fa non so bene dove e cosa sarei adesso. E dove e cosa sarebbero la piccola iena e il piccolo guerriero.

Te l`avevo detto che la bilancia pendeva dalla parte giusta. Non vedo l`ora che sia sabato e sono sicura che anche i nostri topini stiano pensando lo stesso; ci manchi, anche senza fede :-)

giovedì, luglio 14, 2016


Diciamo che negli ultimi 10 mesi la vita mi ha insegnato che fare piani, progettare cose è un'attività assolutamente sopravvalutata. Ho monitorato il mio ciclo per mesi diventando una virtuosa nello scovare il giorno dell'ovulazione e sono rimasta incinta nell'unico ciclo in cui l'informazione era assolutamente confusa.
La vita con un figlio poi fa saltare progetti continuamente, senza considerare poi quegli imprevisti che non sono neanche lontanamente immaginabili.
Allora perché sono qui a crogiolarmi nella tristezza se sono cose che già so?
Fare progetti è un'attività sopravvalutata: bisognerebbe sempre trovarsi per caso al posto giusto nel momento giusto, così da non sapere mai tutto quello che uno potrebbe perdersi.
Dai che l'avete capito anche voi: ieri sera volevo andare al concerto di Max Gazzè al Flowers Festival e invece siamo rimasti a casa con la piccola iena febbricitante. Piccola iena febbricitante che oggi ha saltato la sua prima gita e che domani, salvo miracoli dell'ultima ora, salterà anche la festa dell'asilo e ci farà volare anche il concerto degli Afterhours sempre a Collegno.
Ma cara piccola iena, non ti ammali mai, proprio sta settimana dovevi dare il meglio di te?
Eviterò poi di fare un discorso meramente economico, ma sto mese l'asilo l'hai visto col binocolo, l'ultima settimana del mese probabilmente ce ne andremo al mare, ergo potevamo anche risparmiarci il costo della retta, nevvvero?
Scherzi a parte: sono triste perché avevo programmato tutto in modo che questa fosse una settimana indimenticabile per la iena e invece la trascorreremo qui in casa noi tre, tra tachiprine e collirio antibiotico, aspettando che passi, qualsiasi cosa sia. E sperando che il piccolo guerriero collabori e non mi renda la convivenza a tre più difficile di quello che sarebbe in condizioni normali.
Si può fare.

domenica, luglio 10, 2016

In una delle due sale parto che ho avuto occasione di vedere presso l'ospedale dove sono nati i miei bimbi c'era una scritta:

il parto è l'unico appuntamento al buio in cui hai la certezza che incontrerai l'amore della tua vita

Come mamma, dopo essermi confrontata con altre mamme, posso dire che non è sempre così: a volte i primi mesi sono così estranianti che diventa difficile capirlo fino in fondo. Poi effettivamente qualcosa fa clic e penso che ogni mamma possa dire che è vero: quel giorno, dopo nove mesi di attesa e svariate ore di fatica, abbiamo tutte incontrato l'amore della nostra vita.
Ma provo per un attimo a metterci dei panni di un microbimbo: ho passato circa 38 settimane in uno spazio caldo e stretto, bevendo acqua dai mille sapori e ascoltando i rumori attutiti dal liquido. Il battito di un cuore, i mille suoni di un corpo che lavora, musica e tante voci, ma soprattutto una voce. Potrei riconoscerla ovunque quella voce, una voce tra mille, la voce della mia mamma. Ma nient'altro, solo rumori, odori, sensazioni; nulla da vedere, nove lunghi mesi passati in una sorta di mondo parallelo, un sottile strato di cellule a separarci dal mondo esterno, la vita dentro una bolla piena di acqua. Un po' come incontrare una persona su una chat, passare i giorni e le notti a scriversi, scambiarsi canzoni da ascoltare, immaginare una faccia, una casa, una vita, un mondo che non si conosce.
Poi finalmente un giorno cade il muro, crolla il mondo per come lo conoscevo ed inizia una nuova vita: è il momento dell'incontro. Ecco allora chi c'era dietro quelle parole, ecco un viso, ecco una voce, quella voce che fra mille altre avrei potuto riconoscere. Non può che essere amore, questo odore è ciò che mi ha nutrito per settimane, mi ha fatto diventare quello che sono e mi farà crescere ancora adesso, ne sono certo. Ma non mi basta, non posso separarmi da lei, dal suo calore, dal suo profumo, dalla sua voce e dalle sue braccia, sono troppo piccolo e questo mondo è troppo grande, non posso esplorarlo da solo.
Quando siamo innamorati di qualcuno vorremmo che il tempo passato insieme non finisse mai, giorno e notte sempre insieme e per un bimbo appena nato è lo stesso. Loro ci amano non solo perchè siamo la loro unica fonte di sostentamento, ma perchè siamo tutto il mondo che conoscono. I cuccioli d'uomo nascono che non sono autosufficienti e ci metteranno molti anni a diventarlo: non camminano, non sono in grado nè di mangiare da soli, nè tanto meno di procurarsi del cibo o di difendersi: hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro. E loro sanno che questo qualcuno è la mamma, l'essere che hanno imparato a conoscere nel momento esatto in cui hanno iniziato ad esistere.
"I cuccioli non dormono da soli" recita il titolo di un interessante libro di Alessandra Bortolotti che ho letto durante la gravidanza: neanche a noi grandi piace dormire da soli, quando amiamo qualcuno vogliamo dividere tutto con lui/lei, dal risveglio del mattino al sonno della sera.
Quando anche questa notte il nostro piccolo guerriero reclamerà le attenzioni della mamma, vorrà il suo latte e pretenderà di addormentarsi al mio fianco, snobbando il suo sidebed, vorrei ricordarmi di queste riflessioni. Non posso scaricare il mio piccolo guerriero, non posso tradire la sua fiducia smisurata nei miei confronti, non me la sento proprio di non assecondare ogni suo bisogno: è perdutamente innamorato di me e non posso fare finta che non sia vero. Ha bisogno della mia mano per andare alla scoperta del mondo: è un lavoro difficile e duro, ci sono giorni in cui spero che questi mesi passino in fretta e altri in cui so già che rimpiangerò questo legame simbiotico, ma anche questo fa parte del gioco.
E prima che io possa davvero rendermene conto lascerà la mia mano e ne cercherà altre per scoprire nuovi orizzonti, sapendo però che c'è sempre un porto sicuro dove tornare. Come ha fatto la nostra piccola iena ieri sera, quando ha dato la mano a mia sorella e mio cognato ed è andata con loro ad un concerto... ma questa è un'altra storia e magari ve la racconterò nei prossimi giorni.