lunedì, agosto 22, 2016

No, non ho deciso di abbandonare la nave, solo che queste ultime settimane sono state particolarmente piene di cose da fare e da una decina di giorni siamo in vacanza: poco tempo libero e poche idee da riversare sul blog.
Durante questa vacanzina romagnola la piccola iena ci ha mostrato ancora una volta il suo amore smisurato per la fotografica, come dice lui, ossia la macchina fotografica: nella fattispecie una coolpix che abbiamo comprato ormai 4 anni fa, poco prima che io rimanessi incinta. L'avevamo comprata coi buoni che l'azienda dove lavora mio marito regala a Natale ai dipendenti: avevamo in mano i nostri biglietti aerei destinazione Los Angeles e pensavamo che avremmo avuto tante cose da fotografare. Quello che ancora non sapevamo era che ad agosto saremmo partiti in tre e quelle foto le avremmo riviste mille volte insieme... e che due anni più tardi saremmo tornati più o meno negli stessi posti, a fare più o meno le stesse foto con la piccola iena al seguito.
Quelle foto sono ancora sulla schedina di memoria della fotografica: le abbiamo copiate sul pc di casa e in un altro paio di posti per sicurezza, ma le lasciamo anche lì e ieri sera, mentre cancellavamo i millemila scatti fatti a caso dalla piccola iena in questi giorni, ci siamo imbattuti proprio in quelle foto.
Sono passati 4 anni e tante cose sono cambiate: quelle sono state le nostre ultime vacanze senza figli al seguito, la piccola iena era piccola così ancora nella pancia della mamma. Nel mentre è arrivato anche il piccolo guerriero e le nostre vite sono state travolte da una nuova dinamica familiare che ancora dobbiamo metabolizzare.
Guardavo quelle foto e dicevo a mio marito che io non mi riconosco più, non mi sembra vero di essere stata così: avevo la faccia tondissima, una pancia enorme (e vi assicuro che non era colpa della gravidanza) e di fianco a mio marito sembro ancora più grossa. E' curioso come cambino le cose in 4 anni, fino a ieri avevo sempre visto quelle foto solo con tanto affetto e un po' di tristezza, ieri mi sono quasi sentita male per come ero e per come non mi ero mai vista. Io forse non me ne rendo ancora bene conto perché se mi guardo allo specchio non mi vedo diversa, è stato un cambiamento graduale, arrivato tra l'altro durante la gravidanza, quindi ben mascherato; le persone che non mi vedono da tempo mi dicono che sono dimagrita tanto, ma io pensavo di essere sempre uguale. I primi dubbi mi sono venuti quando ho cercato di indossare i miei vestiti di sempre e mi sono accorta di non riuscire più a tenerli su; poi la scoperta di riuscire a comprare un paio di pantaloni praticamente in qualsiasi negozio. Poi le foto: la me stessa di oggi e la me stessa di 4 anni fa. La me stessa di 24 kg fa, stando a quanto diceva oggi la bilancia del bagno dei miei genitori. 24 kg sono tanti e una decina scarsa di questi li avevo già persi per strada prima della gravidanza del piccolo guerriero, però il salto grosso diciamo che l'ho fatto negli ultimi 7 mesi.
Guardavo quelle foto ieri sera e, dopo aver visto un'altra me stessa, ho pure collegato che eravamo a San Francisco proprio in questi giorni, poi 3 anni fa a quest'ora eravamo a Londra, 2 anni fa di nuovo a San Francisco e l'anno scorso in Francia. Da quando è iniziata la nostra storia io e mio marito in questo giorno siamo quasi sempre stati in giro; quest'anno solo una cena casalinga a base di pizza da asporto con una coppia di amici, figli al seguito e un paio di foto per ricordare come eravamo nel 2016 il giorno del compleanno di mio marito :-)

giovedì, luglio 28, 2016

Questo post giace nella mia cartella delle bozze da una settimana, l'ho finito adesso che l'ho pubblicato, ma gli eventi narrati risalgono a 7 giorni fa.

Quando si vive gomito a gomito con una persona per quasi 11 anni credo che si possa iniziare a tirare un po' le somme di questa convivenza. Si conoscono abitudini, mosse, piccole fissazioni e tutto quello di cui è costellata la quotidianità.
La mia giornata è iniziata stamattina alle 5 con un risveglio del piccolo guerriero, risveglio che si è risolto solo alle 7, dopo averlo messo nella miracolosa fascia e aver iniziato a preparare la colazione per me e la piccola iena. Mio marito si è alzato alle 6 credo, è andato in bagno, si è vestito e poi ha iniziato a girare per la casa armato della torcia del cellulare. Ok, mi sono detta, starà dando la solita caccia alla santissima trinità chiavi/portafoglio/occhiali che, si sa, amano passare la notte sempre in posti diversi. E invece no. Stava cercando la fede, quella con la f minuscola, l'anello che ci siamo scambiati quasi 11 anni fa all'altare. Anzi no. Il suo era già una copia di quello originale, acquistato esattamente un anno dopo le nostre nozze; l'originale giace da qualche parte sul fondo del Mar Adriatico.
Se ne è uscito di casa con la coda tra le gambe mentre io stavo tagliando delle pesche chiedendomi scusa, ma forse non sa che io non sono arrabbiata perchè sapevo che prima o poi sarebbe successo, era solo questione di tempo (e comunque non dispero che salti fuori...). Perchè la cosa che più odio di te è il tuo essere distratto a 360 gradi, caratteristica che male si sposa al mio essere casinista a 360 gradi. Perchè sono sicura che se sui nostri mobili non ci fosse nulla magari la tua fede luccicherebbe lì in bella mostra accanto al niente e non ci sarebbe stato bisogno di darsi il buongiorno muovendosi come segugi per queste 2 stanze.
Diciamoci la verità dai, questa fede adesso te la togli per fare qualsiasi cosa che non sia mangiare o guardare la tele, l'unica volta che dovevi davvero toglierla era quando abbiamo deciso di fare un bagno a Lido di Savio insieme alle mie sorelle. Ma capisco anche che tu sia rimasto scottato da allora e quindi sia portato a seminarla in giro per casa, nei tuoi posti feticcio: appesa al naso della saliera a forma di Minnie, sulla mensolina dei portaspezie, sulla scatola a forma di pezzo di lego che sta sulla mensola del bagno, dentro la fontana zen senza acqua che sta nel tinello.
Nell'attesa allora che il mazzapegolo ci restituisca il maltolto facciamoci due risate e torniamo a bomba sul titolo del post:
1) che dopo tanti anni non hai ancora capito come dividere i panni da lavare nei cestini che stanno dentro l'armadio
2) che dopo tanti anni non hai ancora capito come sono divisi piatti, bicchieri, posate, pentole e ciotole in cucina
3) i vestiti che lasci nella mensola del comodino: sono da lavare? li vuoi rimettere? non l'ho mai capito... tra l'altro avresti a tua completa disposizione la sedia rossa per appoggiarli un po' meglio e invece c'è sempre questa palla di stoffa lì accanto al letto.
4) restando in tema abbigliamento: che hai un armadio pieno di vestiti e ti metti sempre le stesse 4 cose, a volte impresentabili, anche per andare al lavoro.
5) che finire certi lavori è più forte di te: riempi la lavastoviglie, ci metti anche il detersivo e la lasci nel limbo dei piatti sporchi; mangi la marmellata e rimetti in frigo il vasetto praticamente vuoto
6) che quando sei arrabbiato per qualcosa (e per fortuna succede di rado) non esterni mai niente e a volte la cosa mi fa venire voglia di urlare
7) ho tenuto per ultima quella di cui ho già parlato, la distrazione, che forse sotto sotto è la mamma di molte delle altre cose che ho scritto qui sopra.
Non sono riuscita ad arrivare alle 10 del titolo del post, ma magari ci arrivo con l'altra faccia della medaglia, perchè c'è sempre un altro lato. D'altra parte se ho deciso che eri tu la mia persona un motivo ci sarà, anzi più di uno e fanno decisamente pendere la bilancia dall'altro lato.
1) perchè sei un vero compagno di vita, appoggiando le mie trovate folli e riportandomi coi piedi per terra quando esagero
2) perchè metti una pezza alla mia incapacità cronica nella gestione della casa aiutandomi a mantenerla in condizioni decorose
3) perchè sei il padre migliore che potessi desiderare per i nostri figli. Questa forse è stata la scommessa più grande che ho fatto, ma direi che ho vinto molto più di quanto avessi puntato.
4) perchè mi hai permesso in questi anni di vedere la mia famiglia ogni volta che ho voluto e so quanto ti/ci è costato
5) perché sopporti la mia ingombrante famiglia, così distante dallo standard piemontese al quale eri abituato prima di conoscermi/ci
6) perché riesci ancora a stupirmi e spero che duri ancora per molti anni :-)
7) perché sopporti stoicamente il mio voler sempre avere ragione e mi lasci sbagliare senza rinfacciarmelo
8) perché sopporti stoicamente anche tutti gli altri difetti che ho, le mie fissazioni assurde e tutto quello che comporta vivere con me
9) perché mi hai sempre permesso di fare lavori che mi piacevano senza mai fare del pressing relativamente al fatto che non si trattasse mai di soluzioni stabili. E infatti adesso sono ormai 4 anni che sono a casa.
10) perché sono più che certa che tu sia la mia mezza mela e se non ci fossimo mai incontrati per caso ormai 14 anni fa non so bene dove e cosa sarei adesso. E dove e cosa sarebbero la piccola iena e il piccolo guerriero.

Te l`avevo detto che la bilancia pendeva dalla parte giusta. Non vedo l`ora che sia sabato e sono sicura che anche i nostri topini stiano pensando lo stesso; ci manchi, anche senza fede :-)

giovedì, luglio 14, 2016


Diciamo che negli ultimi 10 mesi la vita mi ha insegnato che fare piani, progettare cose è un'attività assolutamente sopravvalutata. Ho monitorato il mio ciclo per mesi diventando una virtuosa nello scovare il giorno dell'ovulazione e sono rimasta incinta nell'unico ciclo in cui l'informazione era assolutamente confusa.
La vita con un figlio poi fa saltare progetti continuamente, senza considerare poi quegli imprevisti che non sono neanche lontanamente immaginabili.
Allora perché sono qui a crogiolarmi nella tristezza se sono cose che già so?
Fare progetti è un'attività sopravvalutata: bisognerebbe sempre trovarsi per caso al posto giusto nel momento giusto, così da non sapere mai tutto quello che uno potrebbe perdersi.
Dai che l'avete capito anche voi: ieri sera volevo andare al concerto di Max Gazzè al Flowers Festival e invece siamo rimasti a casa con la piccola iena febbricitante. Piccola iena febbricitante che oggi ha saltato la sua prima gita e che domani, salvo miracoli dell'ultima ora, salterà anche la festa dell'asilo e ci farà volare anche il concerto degli Afterhours sempre a Collegno.
Ma cara piccola iena, non ti ammali mai, proprio sta settimana dovevi dare il meglio di te?
Eviterò poi di fare un discorso meramente economico, ma sto mese l'asilo l'hai visto col binocolo, l'ultima settimana del mese probabilmente ce ne andremo al mare, ergo potevamo anche risparmiarci il costo della retta, nevvvero?
Scherzi a parte: sono triste perché avevo programmato tutto in modo che questa fosse una settimana indimenticabile per la iena e invece la trascorreremo qui in casa noi tre, tra tachiprine e collirio antibiotico, aspettando che passi, qualsiasi cosa sia. E sperando che il piccolo guerriero collabori e non mi renda la convivenza a tre più difficile di quello che sarebbe in condizioni normali.
Si può fare.

domenica, luglio 10, 2016

In una delle due sale parto che ho avuto occasione di vedere presso l'ospedale dove sono nati i miei bimbi c'era una scritta:

il parto è l'unico appuntamento al buio in cui hai la certezza che incontrerai l'amore della tua vita

Come mamma, dopo essermi confrontata con altre mamme, posso dire che non è sempre così: a volte i primi mesi sono così estranianti che diventa difficile capirlo fino in fondo. Poi effettivamente qualcosa fa clic e penso che ogni mamma possa dire che è vero: quel giorno, dopo nove mesi di attesa e svariate ore di fatica, abbiamo tutte incontrato l'amore della nostra vita.
Ma provo per un attimo a metterci dei panni di un microbimbo: ho passato circa 38 settimane in uno spazio caldo e stretto, bevendo acqua dai mille sapori e ascoltando i rumori attutiti dal liquido. Il battito di un cuore, i mille suoni di un corpo che lavora, musica e tante voci, ma soprattutto una voce. Potrei riconoscerla ovunque quella voce, una voce tra mille, la voce della mia mamma. Ma nient'altro, solo rumori, odori, sensazioni; nulla da vedere, nove lunghi mesi passati in una sorta di mondo parallelo, un sottile strato di cellule a separarci dal mondo esterno, la vita dentro una bolla piena di acqua. Un po' come incontrare una persona su una chat, passare i giorni e le notti a scriversi, scambiarsi canzoni da ascoltare, immaginare una faccia, una casa, una vita, un mondo che non si conosce.
Poi finalmente un giorno cade il muro, crolla il mondo per come lo conoscevo ed inizia una nuova vita: è il momento dell'incontro. Ecco allora chi c'era dietro quelle parole, ecco un viso, ecco una voce, quella voce che fra mille altre avrei potuto riconoscere. Non può che essere amore, questo odore è ciò che mi ha nutrito per settimane, mi ha fatto diventare quello che sono e mi farà crescere ancora adesso, ne sono certo. Ma non mi basta, non posso separarmi da lei, dal suo calore, dal suo profumo, dalla sua voce e dalle sue braccia, sono troppo piccolo e questo mondo è troppo grande, non posso esplorarlo da solo.
Quando siamo innamorati di qualcuno vorremmo che il tempo passato insieme non finisse mai, giorno e notte sempre insieme e per un bimbo appena nato è lo stesso. Loro ci amano non solo perchè siamo la loro unica fonte di sostentamento, ma perchè siamo tutto il mondo che conoscono. I cuccioli d'uomo nascono che non sono autosufficienti e ci metteranno molti anni a diventarlo: non camminano, non sono in grado nè di mangiare da soli, nè tanto meno di procurarsi del cibo o di difendersi: hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro. E loro sanno che questo qualcuno è la mamma, l'essere che hanno imparato a conoscere nel momento esatto in cui hanno iniziato ad esistere.
"I cuccioli non dormono da soli" recita il titolo di un interessante libro di Alessandra Bortolotti che ho letto durante la gravidanza: neanche a noi grandi piace dormire da soli, quando amiamo qualcuno vogliamo dividere tutto con lui/lei, dal risveglio del mattino al sonno della sera.
Quando anche questa notte il nostro piccolo guerriero reclamerà le attenzioni della mamma, vorrà il suo latte e pretenderà di addormentarsi al mio fianco, snobbando il suo sidebed, vorrei ricordarmi di queste riflessioni. Non posso scaricare il mio piccolo guerriero, non posso tradire la sua fiducia smisurata nei miei confronti, non me la sento proprio di non assecondare ogni suo bisogno: è perdutamente innamorato di me e non posso fare finta che non sia vero. Ha bisogno della mia mano per andare alla scoperta del mondo: è un lavoro difficile e duro, ci sono giorni in cui spero che questi mesi passino in fretta e altri in cui so già che rimpiangerò questo legame simbiotico, ma anche questo fa parte del gioco.
E prima che io possa davvero rendermene conto lascerà la mia mano e ne cercherà altre per scoprire nuovi orizzonti, sapendo però che c'è sempre un porto sicuro dove tornare. Come ha fatto la nostra piccola iena ieri sera, quando ha dato la mano a mia sorella e mio cognato ed è andata con loro ad un concerto... ma questa è un'altra storia e magari ve la racconterò nei prossimi giorni.

giovedì, giugno 30, 2016


No, no non è il bilancio della mia ultima settimana, ma piuttosto quello del piccolo guerriero. Ovviamente nel suo caso si tratta di chili presi e non persi :-) Questo per dire che cresce cresce cresce, lo guardo e mi sembra già grande, tra una settimana avrà un mese e non mi sembra vero che sia lo stesso ragnetto delle foto dei primi giorni di vita.
Gli conto i rotolini di ciccia sulle braccia e sulle gambe, guardo il suo faccione che sembra la luna piena e penso che siamo una bella squadra: sto latte di mamma è davvero miracoloso.
Poi guardo l'altra faccia della medaglia e vedo me un po' provata: sarebbe bello passare tutta la giornata a pisolare nel letto insieme al mio bimbo, quando si sveglia pappa e poi via di nuovo a dormire. Penso che lui non sogni altro, lo capisco quando osservo quella smorfia strana che fa mentre dorme e io cerco di sgusciare fuori dal letto per andare a vivere la mia vita: è come se mi dicesse "ma dove vai? resta qui con me". Cosa che in effetti a volte dice iniziando a cacciare i soliti urli disumani e a quel punto bisogna dargli retta, è lui che detta le regole del gioco.
Dicevo del rovescio della medaglia: una piccola iena che richiede attenzioni come non mai, una casa da mandare avanti, una mamma da mantenere in salute, le ore di sonno perse e non ritrovate: non è affatto facile riuscire a far quadrare i conti a fine giornata. E a volte io mi sento letteralmente prosciugata dal piccolo guerriero, che sembra non averne mai abbastanza. Finchè se ne è rimasto nel pancione era tutto più facile: io mi limitavo a portarlo a spasso con la mia andatura da bradipo, nessuna fascia da annodare, nessun pianto da consolare, nessun pannolino da cambiare. Adesso è tutto più complicato: ora che è altro da me, ma non ancora fino in fondo - queste prime settimane di vita le chiamano di esogestazione ed è facile capire perché - può essere difficile far quadrare tutto quanto. Ieri pomeriggio, ad esempio, per l'ennesima volta in queste ultime 3 settimane non ho sentito la sveglia e ho aperto un occhio per caso alle 16,31, quando entro le 17 sarei dovuta andare a prelevare la piccola iena all'asilo. Non sono arrivata in tempo, ma ho potuto dare la colpa ad una coda esagerata causata da un senso unico alternato: senza di quella sarei arrivata al pelo.
La mamma cerca di arrivare dappertutto e fa quello che può: ieri ho anche comprato un ciuccio per il guerriero, tradendo i miei buoni propositi della gravidanza. E' stato curioso però vedere che, almeno per ora, è stato il mio bimbo a farmi tenere fede all'impegno "niente ciuccio" perché sembra proprio non interessargli affatto, a differenza di quanto era successo con la piccola iena.
E' una lotta: ogni mattina alzarsi dal letto e sperare di riuscire a consumare almeno un pasto senza il piccolo guerriero sulle ginocchia attaccato alla tetta, sognare di avere qualche minutino di tregua per pensare un po' ai casi propri, ricordarsi che "nessuno mette la piccola iena in un angolo", mettere insieme un pranzo e una cena che soddisfino per quanto possibile la mia tabella di marcia. Però vedere questi bimbi crescere e fare scoperte nuove giorno dopo giorno, vedere in quegli occhietti i potenziali uomini di domani ripaga di ogni sforzo.
Adesso però torno ad abbracciare il boppy che il guerriero reclama il suo pasto. La chiameremo pre-merenda, visto che il post-pranzo l'avevo già visto passare :-)

lunedì, giugno 20, 2016


Qualche estate fa, prima che la piccola iena entrasse nella nostra vita, era successo, non ricordo esattamente in quale circostanza, che mi fermassi qualche giorno a Cesena senza mio marito. Un pomeriggio ero andata a spendere soldi in compagnia di mia mamma e una delle nostre tappe fu Decathlon. Avevo visto un paio di pantaloncini corti che mi piacevano, di cotone con una piccola tasca di lato, di due colori a contrasto. Me li provai e miracolosamente ci entravo dentro, così decisi di acquistarli.
Arrivata vicino alla cassa vidi su un espositore altri colori dello stesso modello e decisi di fare un cambio al volo: posai quelli che avevo provato e presi la stessa taglia di quelli neri e rosa. Me li portai a Torino e solo una volta a casa feci l'amara scoperta: stessa taglia non vuol dire proprio stessa taglia, perché quelli non c'era proprio modo di infilarli.
Li conservai nell'armadio sperando in tempi migliori.
Due estati fa mi ricapitarono per le mani, ancora col loro cartellino attaccato. Nel mentre il mio corpo era cambiato, aveva ospitato per nove mesi la piccola iena e qualche chilo l'avevo perso, così ci ho provato.
Ed effettivamente il pantalone non mentiva: adesso entrava, di misura, ma entrava. Ok, usciva qualche rotolino, ma con la giusta maglietta tutto si maschera e così in questi due anni li ho indossati svariate volte.
L'altro giorno stavo cercando un paio di pantaloni corti da mettere e mi sono tornati in mano i pantaloncini neri di Decathlon e me li sono provati. Ecco, quest'anno ci vorrà una cintura perché li metto anche senza slacciarli :-)
In questi mesi sono stata molto motivata a raggiungere i miei obiettivi, avevo come scopo principale quello di mantenermi nella forma migliore per poter portare in giro il mio piccolo guerriero nella pancia, evitare problemi che hanno una maggiore incidenza nei soggetti in sovrappeso come diabete gestazionale, gestosi, il peggioramento delle mie già brutte vene delle gambe, ... insomma c'era tanto in ballo.
Adesso non so se riuscirò ad essere altrettanto brava: cosa ne sarà dei miei pantaloncini? A settembre riusciranno ancora ad uscire ed entrare senza aprire il bottone? In queste ultime due settimane mi sono sentita letteralmente prosciugata dal mio bimbo, nel corso della giornata a volte passa ore attaccato alla tetta e io mi sento decisamente legittimata a sgranocchiare un biscotto in più a colazione o a fare una merenda un po' più sostanziosa di quello a cui mi ero abituata, salvo poi mantenere il pranzo e la cena più o meno a quello che avevo contrattato con la dietista.
Se riuscirò a mantenermi così l'autunno mi riserverà una bella sessione di shopping: i miei jeans sono tutti enormi e credo che per la prima volta da che ne ho memoria potrò scegliere quello che mi piace in un ampio ventaglio di possibilità. Prima, soprattutto per quel che riguarda i pantaloni, raramente mi sono potuta permettere di scegliere. Ecco, potrei cercare di tenere questa come prossima motivazione: la possibilità di scegliere cosa mettermi addosso senza dovermi accontentare di quello che offre il mercato per il mio fisico. E speriamo che basti :-)

lunedì, giugno 13, 2016


Vi avevo lasciati così, con una domanda sulla prossima attesa e su chi sarebbe arrivato prima, se il mio bimbo o i miei papaveri ladybird.
Dei papaveri ancora nessuna traccia, in compenso ecco arrivati all'improvviso i primi pomodorini. Verdi e acerbi, spuntati nell'arco di una notte. Ieri non c'erano e oggi ci sono. Proprio come il nostro piccolo guerriero, che una settimana fa stava ancora nella mia pancia e adesso dorme nella stanza qui accanto, coi suoi pugni chiusi e i suoi sorrisi con gli angeli, il suo pigiamino bianco e verde e l'ennesimo vomitino ricottoso :-) impossibile non amarlo, impossibile non pensare che è totalmente e completamente dipendente da me. Impossibile non pensare all'enorme energia potenziale che si cela dentro quell'esserino: cosa diventerà da grande? Cosa gli interesserà? Sarà anche lui un amante della musica come la piccola iena oppure sarà uno da macchinine, da supereroi, da dinosauri, un topo di biblioteca, un atleta?
Non ci resta che sederci ad aspettare e intanto goderci lo spettacolo della vita che cresce, finalmente fuori dal pancione della mamma.