lunedì, novembre 13, 2017


Il mese prossimo compirò 36 anni (poi ditemi se è normale che ogni volta che lo dico o lo scrivo debba farmi i conti per non dire scemate, lo faccio da sempre e le poche volte che ho risposto alla domanda senza pensarci ho sbagliato) e in fondo mi sento ancora una adolescente al liceo, nella mia testa non ho mai abbandonato quel periodo. Quando incontro orde di studenti sul bus però mi scontro con la terribile realtà: non sono più quella cosa lì. Sono lontani i tempi in cui non portavo la canottiera e giravo con la schiena nuda anche in inverno, coi calzini alla caviglia e le sneakers bucate anche con 5 gradi. Quest'anno mi sono scoperta freddolosa: fuori c'è ancora una temperatura più che decente e io sono già arrivata alla giacca più pesante che possiedo. Sto meditando l'acquisto di un piumino tecnico super performante per sopravvivere all'inverno.
Gli anni del liceo per me sono stati quelli delle grandi scoperte musicali - scoperte mai condivise con nessuno - e dei concerti saltati per mancanza di compagnia. Curioso come le scoperte di allora mi accompagnino ancora oggi: se ne è accorto anche Spotify che mi consiglia continuamente playlist anni 90. Io sono ferma lì. Adesso ai concerti ci vado, spesso in compagnia della famiglia, a volte da sola - come l'altra sera al Colosseo per Carmen Consoli - ma è indubbio che anche loro, i miei idoli indiscussi di ieri e di oggi, non sono più quelli di una volta.
Samuel ha perso i capelli e, se anche non posso dire lo stesso di Manuel Agnelli, il merchandise degli Afterhours si è arricchito di body 6-12 mesi e magliette per bambini che ti fanno capire che anche la fanbase è invecchiata. O molto ringiovanita, a seconda dei punti di vista. Carmen Consoli ha messo da parte la sua chitarra elettrica rosa per un tour acustico (meraviglioso a mio avviso, se capitate a tiro andate!) e tra una canzone e l'altra spende sempre una parola per il figlio. E questo è quello che siamo diventati.

mercoledì, ottobre 25, 2017


Questa foto l'ha scattata ieri mia mamma, proprio davanti a casa, in concomitanza con la rimozione dei cassonetti stradali di indifferenziato ed organico. Anche nel loro quartiere, infatti, è arrivata la raccolta porta a porta: sono rimasti in strada i cassonetti di carta, plastica e metalli e vetro e per le altre frazioni sono stati consegnati i bidoni da esporre sul marciapiede in giornate dedicate.
Sono scene già viste e riviste, almeno per me, prima qui a Torino ormai più di 10 anni fa, poi nei comuni in Liguria dove ho lavorato proprio nel momento del passaggio da raccolta stradale a porta a porta.
Ogni volta mi sono interrogata sui motivi di questo comportamento e ancora oggi non sono riuscita a darmi una valida spiegazione: hanno tolto un cassonetto dalla strada e hanno dato ai cittadini un piccolo cassonetto personale da usare praticamente con lo steso scopo, ma evidentemente nella testa delle persone è tutto molto più complicato di così. Mia mamma ieri ha braccato una signora che stava arricchendo la discarica abusiva di cui sopra: messa alle strette ha confessato di aver ricevuto i bidoni in ritardo e di non essere ancora entrata nel meccanismo. Curioso invece come abbia ammesso di attraversare un bel pezzo di città per portare proprio lì i suoi sacchi, chissà perchè.
Quando arriva in città/quartiere la raccolta a porta è interessante notare come l'argomento diventi subito la chiacchiera da bar più diffusa: tutti ne parlano, nel bene o nel male. Quando lavoravo in Liguria, dove nessuno mi conosceva, mi piaceva da morire passeggiare o sedermi al bar a bere qualcosa e origliare. Tutti parlavano di quello, il trend topic del momento era la raccolta porta a porta. Quando siamo andati a Cesena l'ultima volta mi sono concessa un giretto per negozi da sola col piccolo guerriero addormentato nel passeggino: sono stata parecchio dentro un negozio di abbigliamento e commesse e clienti discutevano di bidoni, multe, sacchi e conferimenti vari. Era davvero divertente ascoltare questi discorsi dall'altra parte della barricata: se per me, impiegata addetta all'organizzazione della raccolta, era normale dare anche ad un negozio di abbigliamento un bidone dell'organico da usare come lo avrebbero usato a casa, a loro sembrava assurdo. Ma ancora più divertente erano le leggende metropolitane galoppanti: al figlio dell'amico del mio vicino di casa hanno fatto la multa perchè ha buttato un torsolo di mela nel bidone della carta. Oh, guarda caso la stessa storia che sentivo in Liguria 5 anni fa, quantomeno curioso.
E ovviamente il gran finale: tanto poi buttano tutto insieme.
Se la fate male sì, altrimenti potete leggere qualche dato qua.

Dai che è come quando mettono un nuovo senso unico: all'inizio qualcuno si sbaglia, poi tra un mese nessuno si ricorda più come funzionava prima. E buona raccolta a tutti!

*spero che si colga la citazione nel titolo del post, più che il suo essere sgrammaticato.

giovedì, ottobre 19, 2017

Venerdì scorso sono andata a prendere la iena all'asilo per andare al campo di rugby: non aveva allenamento, ma dovevano fare la foto di gruppo per il calendario. Non voglio stare qui a raccontarvi di come la iena si sia divincolata facendo, ovviamente, l'esatto contrario di quello che veniva chiesto e neanche del fatto che, per questo, non penso che ci siano delle foto in cui lui sia uscito presentabile.
Non voglio raccontarvi di questo perchè ho avuto una folgorazione sul bus; a quell'ora lì lo prendevo spesso quando lo andavo a prendere al nido dopo la nanna, si parla della primavera/estate 2016. Oggi ho notato una signora sulla sessantina con una borsa molto carina: fissavo questa bella cartella e, prima che potessi mettere a fuoco la marca della stessa, la signora era già scesa. Ed è qui che mi si è accesa la lampadina. Appena ha messo piede sulla banchina le è andato incontro un uomo all'incirca della stessa età: i loro sguardi si sono illuminati, si sono abbracciati e si sono baciati come due ragazzini. E quando ho visto questa scena, oggi pomeriggio, mi è venuto in mente che l'avevo già vista tantissime volte, sempre uguale, proprio un anno fa, quando spesso prendevo il bus a quell'ora.
Dieci giorni fa è stato il nostro anniversario di matrimonio: sono già passati 12 anni da quell'ottoottobre. Ho nella cartella delle bozze un minipost sull'argomento che però non ho ancora terminato e non so se lo farò: in fondo la signora sul bus e il suo compagno sono il miglior augurio che potrei fare a noi per gli anni a venire. Perchè possiamo continuare ad aspettarci sul marciapiede e guardarci con gli occhi che brillano.

mercoledì, ottobre 04, 2017


Vorrei dedicare un ultimo post alle nostre vacanze: l'estate è ormai un ricordo lontano - sigh - e ripensare a quanto ci siamo divertiti non può che farmi bene.
Come avrete facilmente intuito dalla mia breve descrizione del profilo, mi piace la comunicazione della scienza e soprattutto mi piace esplorare nuove vie per arrivare ai bambini. Sono una grande appassionata di science center e, nel corso degli anni, ne ho visitati tanti in giro per il mondo. E' curioso come sia facile trovare posti del genere fuori dai confini nazionali, mentre in Italia onestamente, tolti la città della scienza di Napoli e il Muse di Trento, siamo piuttosto scarsini in materia. E, non avendoli mai visitati (il Muse lo progetto da un paio d'anni, poi succede sempre qualcosa che ci fa cambiare programmi), non so bene fino a che punto possano reggere la spietata concorrenza straniera.
Il primo amore - quello che non si scorda mai - fu Technorama, a Winterthur, dove andai con l'università e poi con quello che sarebbe diventato mio marito; mi piacerebbe tornarci un giorno coi bimbi, magari tra qualche anno.
Questo cappello introduttivo per dire che a Copenaghen abbiamo trovato pane per i nostri denti: Experimentarium.


Due informazioni di carattere logistico: il museo si trova un po' fuori dal centro della città, ma è facilmente raggiungibile coi mezzi pubblici. Il biglietto d'ingresso non è esattamente economico, come molte cose in Danimarca, ma vale ogni corona spesa :-) e vi permette di entrare e uscire nell'arco della giornata di validità. Se lo acquistate online potete risparmiare qualcosina e non c'è bisogno di stamparlo, basterà mostrare il codice a barre del biglietto dallo smartphone.
Il museo è davvero delizioso e, come tutto quello che abbiamo visto a Copenaghen, concepito per coinvolgere i bambini di tutte le età - quindi anche la sottoscritta. Il primo exhibit in cui ci siamo imbattuti è stata un'installazione sul mercato globale delle merci: labirinti di palline, container, navi, porti, aerei: c'era tutto e movimentando fisicamente le merci era facile rendersi conto di quanta strada facciano per arrivare a destinazione, con conseguente dispendio energetico ed ecologico. La piccola iena e il piccolo guerriero si sono divertiti da morire con questa montagna di palline e sicuramente poco hanno compreso del significato dell'insieme, che invece è pensato per i bimbi un po' più grandicelli di loro. Sempre lì in zona c'è la possibilità di salire sul ponte di una nave portacontainer durante una tempesta e saggiare la forza del vento. Oppure mettersi al timone della nave della guardia costiera e guidarla per raggiungere un mercantile in difficoltà, non prima di aver scelto le condizioni atmosferiche con le quali destreggiarsi.
Bellissima l'idea di poter formare una squadra con la propria famiglia o i propri amici e potersi cimentare in giochi sia fisici che logici su alcune postazioni: occorre prendere una tessera RFID e abilitarla nella prima postazione per gareggiare con gli altri.
Ottimi i panini alla caffetteria del bar, dove ovviamente sono presenti anche il seggiolone e l'immancabile family room stile ikea dove cambiare e allattare il proprio bimbo.
Dopo pranzo abbiamo sguinzagliato le creature in cantiere: armati di elmetto giallo e giacchetta arancione hanno portato palline con le carriole, azionato gru e lavorato duramente sotto lo sguardo vigile di noi pensionati :-)


Proprio accanto a questo divertentissimo spazio interattivo c'è il bubblearium, dove mi sono divertita più io di loro.
Pensavamo di avere già visto tutto e invece c'era ancora il bellissimo tetto da esplorare, coi suoi lego giganti, la casa da costruire e la corda da funambolo.



La piccola iena ci ha già chiesto quando ci possiamo tornare. Me lo chiedo anche io :-)

lunedì, ottobre 02, 2017

Dell'holiday village vi ho già abbondantemente parlato nell'altro post, adesso vi racconto qualcosa in più sul parco vero e proprio: Legoland Billund.
La prima cosa che voglio dire, soprattutto alle famiglie con bambini piccoli che intendono avventurarsi al parco, è che sul sito internet trovate un sacco di informazioni dettagliate sulle restrizioni di età ed altezza sulle singole attrazioni. E che dove non trovate un'altezza o un'età minima vuol dire che chiunque può salire, anche il piccolo guerriero. Sembra assurdo: a Mirabilandia può godere di quattro attrazioni in croce mentre a Legoland l'ho potuto portare su un paio di barchette senza nessun sistema di ritenzione, sugli aeroplanini volanti, sulla monorotaia dei duplo, sulle macchinine del safari e in un sacco di altri posti.
Il parco è più grande di quello che mi aspettavo ed è diviso, come spesso accade nei parchi a tema, in diverse aree: la prima a nascere è stata miniland ed effettivamente non è difficile notarlo, visto che risente un po' dell'età. Si tratta di ricostruzioni molto fedeli fatte coi famosi mattoncini: si va da scorci paesaggistici danesi ai mulini a vento olandesi, dall'aeroporto di Billund a palazzi reali in giro per il mondo. In questo mondo ricostruito coi Lego ovviamente trovano posto anche alcuni set di Star Wars e, novità di quest'anno, i grattacieli più alti al mondo.
Per quanto carente di attrazioni vere e proprie (di fatto le uniche due interazioni con l'area sono un trenino che gira per il parco e Legotop, una sorta di ascensore girevole che permette di godere del panorama), questa prima parte di parco è sicuramente la più caratteristica e comprende anche un safari (gli animali sono ovviamente di Lego) e un giro su una barchetta attraverso alcune meraviglie del mondo in scala. Quest'ultima è stata la prima attrazione che abbiamo fatto: la piccola iena infatti sognava da settimane questa statua della libertà di Lego e ci aveva già chiesto se l'avremmo vista dall'aereo mentre volavamo verso Copenaghen, per dire :-)
C'è poi un'area pensata per i bimbi più piccoli ovviamente a tema Duplo, che include anche un playground dove la iena e il guerriero hanno scorrazzato parecchio nei nostri due giorni al parco.
Non mi metterò a fare l'elenco delle attrazioni perchè sul sito del parco trovate delle schede molto dettagliate, mi limiterò invece a raccontarvi quelle che mi sono piaciute di più tra quelle provate (e le ho provate quasi tutte: ho evitato solo quelle bagnate perchè il clima proprio non invitava ad inzupparsi).
La sorpresa più divertente è stata sicuramente il Polar X-plorer: non sapevo cosa aspettarmi e devo dire che mi ha un po' spiazzata. Il tracciato è molto family, niente di eccessivamente adrenalinico, ma ad un certo punto accade quello che non ti aspetti. E non ve lo dico, altrimenti vi rovino la sorpresa, ma se siete curiosi lo spoiler sta nella scheda stessa dell'attrazione.
Un'altra cosa che mi è piaciuta tantissimo è stata la Falck Fire Brigade, un'attrazione per me totalmente nuova. Si tratta di una sorta di gara tra veicoli dei vigili del fuoco: bisogna fare avanzare il camion, spegnere l'incendio e tornare alla base. Su ogni camioncino può salire una squadra: il guerriero non poteva salire e quindi sono andata da sola con la piccola iena, ho fatto una discreta fatica, ma ne è valsa la pena.


Eccomi qua al comando con la piccola iena

Concludo la carrellata con la "delusione": Ghost - the haunted house. All'ingresso e sulla scheda si parlava di una caduta libera di 8 metri, quindi davvero ridicola, però me l'ero immaginata molto ben tematizzata, stile ToT disney (con tutte le riserve del caso, ovviamente). In realtà l'attrazione vera e propria è la queue line all'interno della casa, ci sono un sacco di ambienti realizzati coi Lego, indovinelli, labirinti, buio: tutto molto bello. La caduta arriva solo alla fine di tutto ed è davvero tristarella e zero tematizzata. Il consiglio quindi è quello di godersi tutto il resto per non restarci male.
Vorrei inoltre spendere due parole sui punti di ristoro all'interno del parco: se non volete optare per un classico panino, ma volete sedervi a mangiare qualcosa preparatevi a spendere circa 189 corone (25,50 euro) per adulto e la metà per un bambino. Questa è la cifra che chiedono pressappoco tutti i ristoranti: non esiste il menù alla carta, ma hanno tutti la formula all you can eat and drink e, se nella mia vita di prima avrei apprezzato strafogarmi di pizza e coca cola senza soluzione di continuità, adesso non riuscirei a farlo neanche se mi impegnassi. Morale della favola: col menù alla carta avremmo forse speso meno, però con due bimbi piccoli, uno dei quali bisognoso di seggiolone, e il clima che abbiamo incontrato non c'erano molte altre soluzioni praticabili. Dentro al parco comunque ci sono anche diverse aree pic nic ;-) Certo nelle aree pic nic non trovate queste.



giovedì, settembre 14, 2017

La prima domanda che ci siamo fatti è stata: varrà la pena arrivare fino a Billund da Copenaghen per andare a Legoland? Noi avevamo una settimana piena a disposizione e, a conti fatti, investire così due giorni non è stato male. Certo è che, soprattutto viaggiando con due bambini, avremmo avuto cose da vedere in città anche per quei due giorni lì, visti i tempi da bradipo per attivarsi al mattino e spostarsi nel corso della giornata.
Io e il programmatore ne abbiamo un po' parlato, poi abbiamo dato un'occhiata al sito del resort e siamo rimasti folgorati da questi cosi qua. E abbiamo deciso in 2 minuti che dovevamo averne uno per una notte :-)



La foto oscena è mia, ovviamente, e questo è proprio il nostro wild barrel, con lo scoiattolo sul tetto e la coccinella sopra la porta.
Abbiamo comprato il volo (e quindi fissato le date della nostra vacanza) a fine marzo, mentre i due giorni a Legoland li abbiamo presi solo a maggio/giugno (non ricordo esattamente): partendo dall'assunto che volevamo un barilotto di legno i due giorni sono venuti in automatico, dal momento che per la settimana che ci interessava c'era solo quella notte disponibile. Abbiamo fatto tutto tramite il sito internet del resort: prenotazione e pagamento del pernottamento, acquisto dei biglietti per il parco e prenotazione della colazione. I barilotti si trovano all'interno dell'holiday village che è strutturato come un campeggio e al suo interno trovano posto piazzole per tende e camper, bungalow più o meno grandi e più o meno tematizzati, barilotti di legno e tende degli indiani. Come in ogni campeggio i bagni si trovano in un edificio a parte, accanto ad un salone coperto con tavoli e sedie e pure un tavolo da biliardo, utile in giornate uggiose tipo quelle che abbiamo beccato noi :-(
Nel village ci sono anche un piccolo supermercato e un ristorante che offre anche un servizio take away.
Se sceglierete una sistemazione di questo tipo ovviamente dovete valutare sia la questione bagno a parte (che non a tutti piace) che quella della biancheria per i letti e gli asciugamani, che potete noleggiare direttamente in loco aggiungendoli già in sede di prenotazione online.
L'holiday village è bellissimo: al suo interno ci sono alcuni recinti con gli animali (di lego ovviamente!) e diverse aree giochi per i bimbi, compresi due mega materassi gonfiati ad aria sui quali i pargoli potranno saltare disperatamente fino allo sfinimento. Noi abbiamo beccato un giorno di pioggia e non siamo riusciti a godere a pieno di tutti i comfort offerti dalla location: per questo penso e spero che avremo occasione di ritornarci, magari la prossima volta in aereo. L'aeroporto di Billund è proprio di fronte all'ingresso del parco e triangola perfettamente con il village e Lalandia (che noi abbiamo visto solo da fuori). Spenderò le ultime righe sulla colazione a buffet compresa nella notte nel barilotto: viene allestita nel ristorante del village e già in sede di prenotazione vi conviene prenotarla se non volete restare fregati come noi che siamo dovuti andare piuttosto presto al mattino per avere il tavolo (abbiamo prenotato in un secondo momento, ma sempre da casa). L'assortimento di cose da mangiare è davvero sterminato: dolce, salato, pane di tutti i tipi, marmellata speciale (aka Nutella) e poi lei, il sogno proibito del campeggiatore, la pancake machine. Nella diapositiva potete vedere il programmatore alle prese con l'attrezzo.



Nella prossima puntata vi racconterò qualcosa sul parco vero e proprio.

lunedì, settembre 11, 2017

Oggi primo giorno di asilo per la piccola iena: credo che ne avessimo bisogno entrambi. La mattinata è andata via liscia come l'olio, ma fino a mercoledì non si fermerà fino alle 16 e oggi abbiamo deciso di investire uno degli ultimi pomeriggi di sole e temperature miti per fare un giro in bici. Niente di speciale, un giretto al Valentino, una pausa al giardinetto e una merenda medioevale come ha detto la iena, però non ho potuto non pensare a tutta una serie di cose. Ho la fortuna di vivere in una città dove:
- esco di casa, pedalo per 5 minuti in strada e mi tuffo nel parco: posso raggiungere il centro della città nel verde;
- sul Po si fanno gli incontri più disparati: l'altro giorno un airone cinerino, oggi una meno romantica nutria;
- in un angolo del parco puoi incontrare un ragazzo che suona il violoncello all'ombra di un albero;
- il fiume viene vissuto soprattutto dai giovani che oggi con le loro canoe l'avevano invaso.
E niente dai, pensavo che alla fine questa città, dopo 12 anni, riesce ancora a stupirmi in positivo. Poi ho portato la iena e il guerriero al giardinetto e mi è passato il sentimento, però non si può mica avere tutto dalla vita.

giovedì, settembre 07, 2017

Perchè ci vogliono un po' di attenzione e gli strumenti giusti per riprendere possesso del balcone una telefonata agli omini della disinfestazione e una giornata di attesa per riprendere possesso del balcone e della cucina. E non so se cercheremo altre volte di fare un mestiere che non è il nostro :-)

martedì, settembre 05, 2017

Abbiamo un nido di vespe sul balcone. Le fetenti ci lavorano da settimane e noi, in un misto di pigrizia e animalismo, le abbiamo lasciate fare. Adesso però sono diventate invadenti e ingombranti, hanno preso possesso del balcone e, tutte le volte che esco per buttare la spazzatura, devo guardarmi le spalle; i fili per stendere i panni ormai sono diventati un miraggio lontano.
Ieri sera il programmatore ha scaricato nel buco che si vede nel muro mezza cartuccia di silicone, ma niente da fare, la vita è più forte: le maledette hanno bucato il silicone e stanno continuando a fare la loro vita di sempre: se appoggio l'orecchio sulla parete delle cucina le sento ronzare disperatamente.
Domani sarà il giorno giusto per mettere la parola fine al nido di vespe.
Perchè proprio domani? Un po' perchè domani avremo tempo per passare in ferramenta a comprare qualcosa di adatto a fronteggiare il nemico e un po' perchè domani è il giorno giusto per tappare i buchi, per risolvere le situazioni in bilico. Magari le vespe sono lì da sempre e noi non ce ne siamo mai accorti, ma è bastato vederne un paio sul balcone per insospettirci. Poi abbiamo iniziato a seguirne i movimenti e abbiamo scoperto il buco nel muro, il ronzio: era tutto lì sotto il nostro naso eppure abbiamo lasciato correre per settimane e settimane. Come se il problema non esistesse, eppure c'era, ma lo avevamo sottovalutato e l'aver lasciato passare del tempo non ha certo migliorato le cose.
Domani non sistemeremo solo il nido di vespe, sarà un'altra giornata di attesa e questa volta la vivrò a distanza. Perchè ci vogliono un po' di attenzione e gli strumenti giusti per riprendere possesso del balcone. E l'abilità e la competenza di un chirurgo unito al tempo dell'attesa per chiudere anche questo capitolo, sperando che stavolta sia davvero l'ultimo.

venerdì, agosto 25, 2017

È finita la vacanza: ormai siamo rientrati da Copenaghen e vorrei mettere nero su bianco le mie impressioni fresche fresche sulla città, sulla Danimarca in generale (per quel poco che ho visto), sui danesi e altri pensieri sparsi. Non posso pensare che un italiano che rientra a casa dopo un periodo di vacanza in questi posti non desideri vivere a Copenaghen. Che da abitante avrà tutti i suoi difetti e le sue magagne che ai turisti restano nascoste, però a chi non piacerebbe vivere in un posto dove:
- la possibilità di spostarsi in città senza avere un'auto non è un'utopia o un'impresa disperata, ma una realtà concreta
- tutti possiedono una bicicletta e la usano come mezzo di trasporto e non come diversivo della domenica
- le piste ciclabili stanno tra il marciapiede e la carreggiata, laddove hanno davvero senso
- alla biglietteria di un museo ti spiegano che se porti dei bambini in visita paghi il ridotto. Alla facciazza tua, cara signora di Palazzo Chiablese
- i bagni pubblici nei parchi sono più puliti di quello di casa mia, col sapone nel dispenser appoggiato al lavandino, la carta igienica e quella per asciugare le mani e, udite udite, il fasciatoio
- i prati sembrano tagliati da un barbiere, non c'è una foglia fuori posto, tutto anche se la gente può calpestarli e usarli per stendersi a riposare o per fare un pic nic
- tutti parlano un ottimo inglese, giovani e meno giovani, e se non capisci la loro lingua non ti guardano come se fossi un alieno
- hanno inventato i Lego, anzi, le crostruzioni come dice la piccola iena.
Ovviamente non vedo l'ora di tornarci! Mi sono innamorata di tutto, specialmente della loro altissima considerazione per i piccoli: è tutto fatto per i bambini, pensato e progettato anche per il loro benessere, soprattutto per il loro benessere. E una società che pensa ai bambini è una società che guarda al futuro con positività e progettualità: quei bambini sono già oggi cittadini e saranno gli elettori di domani.
A breve un post su Legoland a Billund e sul meraviglioso holiday village.

Ndr: questo post l'ho scritto ormai una settimana fa, sull'aereo di ritorno dalla Danimarca, quindi prima di leggere questo, proprio ieri sul giornale. Dopo il post su Legoland ne arriverà un altro sulle mille cose che l'amministrazione Appendino potrebbe fare per i bambini prima di far mettere i fasciatoi nei locali, dove, per altro, sono già presenti molto più che altrove, almeno nella zona centrale della città.

sabato, agosto 12, 2017

Guardo fuori dalla finestra della nostra casetta di Copenaghen. Non è proprio proprio nostra, o meglio, lo sarà per questa settimana, potere di Airbnb. È la casa dove vive di solito Stefan, un tizio col quale mi sono solo scambiata email: per entrare ho digitato un codice su un tastierino e la chiave della porta era, come da copione, sotto lo zerbino. Sempre che si possa definire serratura quello scattino che fa la porta per chiudersi.
Dicevo, guardo fuori dalla finestra: il cielo è grigio, pioviggina e diresti che è ottobre. Le biciclette sfrecciano su piste ciclabili larghe quanto Corso Vittorio, incuranti della pioggia e del freschetto. Chiedo al programmatore se, magari in un'altra vita, non gli sarebbe piaciuto vivere in un posto così, con le finestre al piano terra senza inferriate, una porta di cartone con una serratura che non esiste, una cargo bike col tettuccio per la pioggia con cui sfrecciare senza strombazzare alla signora col cane o all'ennesima auto parcheggiata. Ok, abbiamo fatto una mini spesa al discount e abbiamo speso quasi l'equivalente di 40 euro, ma la felicità da qualche parte si paga. Copenaghen trema, da domani inizia la vacanza.

martedì, agosto 08, 2017

C'era una volta una domenica di agosto a Torino una allegra famiglia - mamma, babbo, una iena e un guerriero - che aveva deciso di organizzare una gita in bicicletta. Un pic nic al Valentino là dove erano già stati tante volte, proprio lo stesso posto dove a pasquetta i vigili gli avevano detto di mettere via il pallone perchè era vietato giocare a palla.
L'allegra famiglia arriva sul posto e subito capisce che è davvero il mese di Agosto: l'area è quasi deserta, all'orizzonte solo due amiche che pranzano e una mamma con due figli. Il resto è solo pace e silenzio. Apparecchiano la tavola e mangiano serenamente, poi la iena e il guerriero vogliono correre sul prato, il babbo li insegue e la mamma si riposa sulla coperta. Erano le 14 e tutto andava bene.
Ma ecco all'orizzonte due vigili - questa volta niente pallone - e la famiglia pensava di essere al sicuro. E invece no: "cara famiglia, deve sloggiare, su questo prato non si può stare; il cartello all'ingresso non mente: no pranzi, no bivacchi, niente di niente. Questa è area di pregio all'interno del parco, per la vostra gita andate verso l'arco".
L'allegra famiglia carica la bici e si sposta senza fiatare. E vissero tutti felici e contenti.

La morale della favola è che la legge è uguale per tutti e se è vietato è vietato. Anche se a Pasquetta non lo era, solo giocare a pallone. Mah...
La vera morale però è che la legge non è uguale per tutti perchè, dove ti giri ti giri, al Valentino c'è sempre qualcuno col naso per aria, su una panchina o sul prato, che non è lì per caso, non sta studiando le piante o contando i piccioni, ma probabilmente aspetta qualcuno per fare affari. E non vende noccioline per gli scoiattoli. Allora, cari vigili, io rispetto il vostro lavoro e mi sposto se non posso stare lì, però voi, per rispetto di tutte le persone che vorrebbero godersi il parco con la famiglia, potreste fare qualcosa di serio per il decoro del Valentino.

sabato, luglio 29, 2017

Qualche anno fa, durante una lezione sulla comunicazione scientifica, sono stata invitata a fare un gioco. Il docente aveva messo un oggetto in un sacchetto e, a turno, tutti l'abbiamo potuto toccare e manipolare per capire di che oggetto si trattasse.
Questo è il modo che ha la scienza di indagare i fenomeni: c'è un guscio esterno che non permette di vedere le cose per come sono e gli scienziati devono fare delle ipotesi, cercare di capire cosa c'è sotto e trovare la chiave per aprire il sacchetto e comprendere un fenomeno. Le leggi della natura ad esempio.
Chi ha messo l'oggetto nel sacchetto? Il caso? Un dio? È difficile essere donna di scienza e di fede, ma ci provo.
E ci provo ancora più spesso in questi tempi in cui leggo che tanti, troppi, preferiscono non affidarsi alla scienza, ma al proprio sentire in una materia, la salute della comunità, nella quale sembrano essere tutti esperti.
La medicina, per noi comuni mortali che la subiamo senza conoscerla, resta ancora un qualcosa di magico: do la tachipirina al piccolo 
guerriero e magicamente la febbre scende e l'umore torna alle stelle. Infilano mia sorella per l'ennesima volta in una macchina per la risonanza e scoprono quello che in tutti questi mesi nessuno aveva visto. Magia? No, io preferisco chiamarla scienza, preferisco pensare a tutte quelle persone che si sono impegnate e hanno dedicato la propria vita a fare sì che oggi possiamo dare un nome e anche una cura, in molti casi, alle cose che succedono dentro al nostro corpo. Io credo nella scienza. E credo anche in Dio: non perché con una preghiera a gettone nel momento del bisogno risolverà i problemi miei e del mondo, ma perché, se è lui che ha messo l'oggetto misterioso nel sacchetto, ha messo anche in noi la capacità di trovare la chiave per aprirlo. O di convivere con quel sacchetto chiuso.
E poi c'è la statistica: quante probabilità ci sono che due sorelle abbiano lo stesso raro disturbo che, ad oggi, non risulta ereditario? E quante probabilità ci sono che la stessa persona ne abbia un altro, altrettanto raro in età giovane? Ma mercoledì la statistica probabilmente se ne era andata a dormire da qualche parte: quante probabilità c'erano che una nuotatrice alla soglia dei 29 anni, dopo aver vinto ormai tutti i titoli che poteva vincere, potesse mettere la mano davanti alla ventenne americana che da anni vince su tutte le distanze? E quante ce ne erano che "la classe operaia andasse in paradiso" (cit.)? Più o meno le stesse che, nell'arco delle stesse 24 ore, venisse lanciata un'altra bomba.

E chi dorme con tutta quella adrenalina in circolo? Io no, infatti ieri sera mi sono vista questo: carino. E se pensate che la Fede nazionale sia solo una sbruffona antipatica primadonna etc etc etc forse ne uscirete con un'idea diversa.

martedì, luglio 04, 2017

La maglietta che indossava oggi* il programmatore non mente: caterraduno 2007, Senigallia, noi c'eravamo. 10 anni di spiaggia di velluto, con un unico buco, quello dell'anno scorso, causa arrivo del piccolo guerriero. Quest'anno avevamo deciso di approfittarne per spezzare le ferie e farci un po' di mare, ma ovviamente il tempo è stato poco clemente e la piccola iena martedì mattina ci ha fatto fare un giro alla guardia medica. Niente di grave, la solita febbre in altalena.
Dopo i primi anni di assestamento avevamo messo a segno, io e il programmatore, una tecnica invidiabile. Appostamenti sotto il sole o sotto il diluvio armati di paroliere e domenica quiz, che ruzzle e gli smartphone avevano ancora da venire, stuoini, acqua, zainetto tattico, prenotazione cena al nostro solito ristorante, poco mare che non è proprio la nostra passione, ma c'era talmente tanto da fare...
Poi è arrivata la iena e tutto è cambiato, tutto è dovuto diventare per forza a misura di topino quindi meno dirette, meno concerti, più mare e si prende quello che si riesce, senza tempi morti. Nel mentre però anche la festa è cambiata: forse è un po' implosa su se stessa, fossilizzata in una location e in un format che avrebbe bisogno di una scrollata. Quest'anno poi non dura neanche una settimana intera, le dirette le fanno dal camion della Rai e anche in centro c'è molta meno aria di caterraduno: ricordo le code alla catermensa, gente ovunque... E niente, mi pare che ci si voglia investire sempre di meno, a livello di idee e a livello economico, anche perché le due cose di solito vanno a braccetto. Quest'anno abbiamo rinunciato alla cena di Cedroni di ieri sera, ma speriamo di andare al concerto di Max Gazzè questa sera. A questo pensavo in questi giorni... A tutto quello che ci siamo presi e che ci perderemo in questi tre giorni, ma a quello che abbiamo guadagnato in questi 10 anni.

*ho scritto queste righe giovedì scorso mentre eravamo a Senigallia e ho lasciato quei riferimenti temporali.

martedì, giugno 13, 2017

L'estate scorsa, per ovvi motivi, avevo lasciato in garage la bici e avevo passeggiato molto a piedi spostandomi coi mezzi pubblici. Adesso che è arrivata la mia super bici e che mio marito ha montato con successo il motore sono tornata dall'altra parte della barricata e sono bastate un paio di uscite su due (anzi tre) ruote per ricordarmi cosa mi aveva spinta due anni fa a sfornare orride poesie in rima baciata sulle mie avventure ciclistiche sabaude.
Venerdì, mentre stavo raggiungendo un'amica in centro, mi sono dovuta incolonnare dietro un camioncino parcheggiato in doppia fila. Mentre aspettavo diligentemente il mio turno per passare sbuca fuori l'autista che mi consiglia di passare sul marciapiede. Io non avevo voglia di spiegargli che avrei potuto suggerirgli la stessa cosa e che saremmo stati entrambi in torto. O che con 30 kg di bici e 30 kg di bambini non sono agile come una gazzella per salire sul gradino del marciapiede sterzando con un angolo ridicolo di manovra. Gli ho solo detto che sarei passata dalla strada quando fossi riuscita ad infilarmi tra una macchina e l'altra. Mi ha detto "stai attenta". E io ho chiamato a raccolta tutta la pazienza di cui posso essere capace per evitare di mandarlo a remare e passare poi dalla parte del torto.
Questa mattina invece ho discusso con il soggetto di cui avevo già parlato qui, la signora che porta a spasso il cane sulla pista ciclabile. Col guinzaglio lungo 10 metri e il naso per aria passeggiava serena, mentre io inchiodavo vistosamente perché non sono ancora dotata di campanello. Al mio "signora, questa è una pista ciclabile" mi sono sentita rispondere che per i pedoni non c'era posto se non lì. E notare che c'era pure un'auto parcheggiata sulla ciclabile nello stesso tratto.
All'ora di pranzo, mentre raccontavo questo allegro episodio a mio marito, mi si faceva notare che nessuno chiede mai scusa e, dopo un'attenta analisi, ho capito che tutti abbiamo le nostre piccole giustificazioni per infrangere le regole e le riteniamo sicuramente migliori e più valide delle motivazioni che invece hanno quelli che le rispettano. La prossima volta ci vado io sul marciapiede, falcio qualche pedone e un paio di cani e poi pretendo anche di aver ragione. Perchè in fondo qua le piste ciclabili, se ci sono, vengono usate come parcheggi e per muoversi in strada su una bici bisogna avere fegato. Ma quello per fortuna non mi manca.

domenica, giugno 04, 2017

E' da qualche settimana che un misterioso vicino di casa mette i sacchi della raccolta della plastica sul marciapiede già il mercoledì, quando sappiamo tutti benissimo che amiat passerà per la raccolta sabato mattina. Il fenomeno sociologico ovviamente vuole che basti un solo misero sacchettino per farne crescere in fretta la pila e così la scorsa settimana, mentre tornavo a casa dopo aver portato la iena all'asilo, li ho osservati.
E' un'attività che mi diverte sempre molto: avevo già spiegato qua che la raccolta della plastica è, secondo me, la più difficile e che il giusto conferimento dei manufatti non è cosa semplice. Di solito la prima cosa che noto sono i sacchetti utilizzati: spesso la plastica viene buttata via in sacchi di mater-bi del supermercato, mater-bi che invece risulta essere piuttosto un inquinante della raccolta. A volte invece vengono usati i classici sacchi neri della spazzatura, quando invece bisognerebbe utilizzare dei sacchi in plastica semitrasparente (come si spiega anche qui, dove tra l'altro si ricorda anche che Amiat distribuisce una fornitura annuale di sacchetti ad ogni utenza sia domestica che non domestica, basta andare a ritirare i rotoli negli ecocentri indicati nel link) per dar modo all'operatore di valutarne sommariamente il contenuto e non caricare dell'indifferenziato al posto della plastica.
Questa volta invece il sacco era giusto, ma vi invito a trovare l'intruso e ad aiutarmi a rispondere alla fatidica domanda: secondo voi cosa suggerisce all'utente che si tratti di un imballaggio in plastica?


giovedì, giugno 01, 2017

Domenica tu e la tua famiglia tornate da una bella gita in montagna all'ora di cena; nessuno ha voglia di muovere un muscolo per cucinare ed è decisamente troppo tardi per sperare che la solita pizzeria da asporto ve la porti a casa prima delle 22. Cosa fate?

Soluzione: 2 click sulla giusta app e in mezz'ora arrivano a casa 3 pizze. Tra l'altro pure molto buone.

La pizza è finita, restano tre scatole da smaltire sul piano cottura: dove le butti?

Soluzione: questa non ve la scrivo subito, aspetto i vostri suggerimenti nei commenti :-)

lunedì, maggio 29, 2017

C'è stato un tempo in cui un pomeriggio come quello di sabato scorso sarebbe stato un concentrato di frustrazione: una passeggiata da Decathlon a fare shopping. Due anni fa avrei fatto fatica a trovare qualcosa che mi entrasse, ma, una volta trovato, mi ci sarei vista bene tutto sommato.
Adesso la prospettiva è completamente cambiata: tutto quello che vedo nel negozio mi entra, dal bikini più striminzito alla cerata da barca a vela (giuro che prima o poi me la compro... le trovo così belle...) passando per quei bermuda da escursionismo che ho sempre guardato con occhio languido. Bene. La differenza tra due anni fa e oggi è che ora mi potrei comprare tutto il negozio, ma mi vedo male con tutto. Quel costume mi entra, non potrei dire il contrario, ma non so se avrò mai il coraggio di mettere in mostra questo fisico sulla spiaggia. Mi sembra che la pelle sia di qualcun'altro, non mi riconosco più e non riconosco più queste gambe mollicce, questa pancia cadente, questo corpo che non assomiglia più per nulla a quello che è sempre stato.
Quel costume che mi piaceva l'ho provato, era un bikini a fascia blu e argento tutto luccicoso: ho chiosato che era troppo scosciato e a vita bassissima per i miei gusti. Alla fine ne ho scelto un altro meno ridotto: degli slip mi sono comprata la S. La S, quando due anni fa, forse, sarei entrata nella XL. La taglia è direttamente proporzionale all'autostima: su quella c'è ancora un bel po' di lavoro da fare.

domenica, maggio 14, 2017

Oggi torno a parlare di due cose con le quali vi ho già ammorbati: la mia nuova bici e il gelato, visto che sono stati i protagonisti della nostra domenica. Dopo pranzo, dato il clima mite, abbiamo deciso di andare a fare un giro in bici e volevo raccontarvi le seconde impressioni sulla mia Taga, dal momento che ormai ci sto prendendo la mano.
Ogni mattina una mamma sale su una Taga bike con i suoi bimbi e sa che verrà additata da tutti i passanti e sarà l'attrazione del giardinetto. E se ne farà una ragione. Il programmatore dice che, quando si diffonderanno, non succederà più. Io cerco di immaginarmi una città felice dove tutte le mamme portano i loro bimbi nel cassone della bici, un posto incantato dove le auto non parcheggiano in doppia fila, non sostano sulle piste ciclabili e non strombazzano dietro una bici. Poi dico al programmatore che, se fossimo a Copenaghen, potrei avere fede e aspettare una distribuzione capillare, ma qui ai piedi della Mole, onestamente, non mi aspetto di vedere crescere cargo bike come funghi.
A parte questi dettagli folkloristici, usare la Taga sta diventando un gioco da ragazzi! Ormai la guido che è un piacere e anche la fatica delle prime volte adesso la sento molto meno: Google dice che ho pedalato per circa 8 km e ho usato anche il rapporto più duro :-) devo dire che, dopo il timore delle prime volte, adesso vado davvero con un filo di gas. L'unica cosa che dobbiamo ancora aggiustare è il casco per il piccolo guerriero, ma so anche che tra un paio di cm di circonferenza cranica il problema si risolverà da solo.
Giretto al giardinetto, altalena, scivolo, animaletti a molla: tutto bello, però mi/ci siamo meritati un gelato dopo tutta sta fatica! Dopo una breve rassegna mentale delle gelaterie in zona ho deciso di trascinare la famiglia in via Berthollet all'ex gelateria cooperativa che adesso è sempre cooperativa, ma si chiama "Come natura crema". Quando mi chiedono dove fanno il gelato più buono di Torino non ho dubbi: lo fanno loro. Il loro Pistacchiopardo leggermente salato, il cioccolato Montezuma nero come la notte, la stracciatella con base di ricotta, lo zabaione con le paste di meliga... e mi devo fermare se no mi viene l'acquolina in bocca. Se non l'avete ancora provata dovete andare: il personale è un po' lento, ma vedrete che l'attesa verrà abbondantemente ripagata.
Rinfrancati nel corpo e nello spirito da questa bontà, abbiamo poi ripreso le nostre bici per tornare a casa. Sono già pronta per una nuova avventura :-)

sabato, maggio 13, 2017

Quando penso alla mia vita prima dei figli e mi passano davanti le immagini dei fine settimana passati tra letto e divano, le sveglie alle 10 del mattino, i pisolini pomeridiani e quant'altro la domanda mi sorge spontanea: come facevo ad essere stanca? Pensandoci bene stavo fuori casa 12 ore tutti i giorni, cenavamo sul tavolino davanti alla tv, guardavamo un sacco di serie (avessimo avuto netflix allora non so se avremmo dei figli oggi 😂), la casa era molto più impresentabile di quanto lo sia ora e io, pur dormendo tranquillamente 7/8 per notte, ero stanca. Curioso come in pochi anni le prospettive cambino completamente: oggi passo intere giornate in casa (soprattutto in settimane di tempo schifoso come queste ultime) senza neanche mai toccare il divano, sono diventata la regina del Dyson, ho sempre un sacco di commissioni da fare - come direbbe la piccola iena - e dormo a intervalli di 3 ore schiacciata tra mio marito e il piccolo guerriero.
Se ripenso alle ultime settimane, capisco che allora non ero stanca... adesso lo sono per davvero, che come mi appoggio al letto col piccolo guerriero per addormentarlo, crollo prima di lui e mi sveglia il programmatore quando viene a letto, così almeno mi ricordo di mettermi il pigiama e di non dormire vestita.
Mi ripeto che sicuramente è colpa della primavera, del terzo dente del piccolo guerriero che sta facendo capolino sulla sua gengiva superiore e del cambio dell'ora, che non potrò essere così stanca in eterno. E spero che sia vero perché vorrei andare in piscina ogni tanto senza pensare allo spreco di energie vitali, ma solo per il piacere di sguazzare un po'. Vorrei finire di vedere la serie di documentari "the beginnig of life" su Netflix che mi sta piacendo davvero molto, oltre ad un'altra infinità di cose che ho adocchiato sul catalogo e che per adesso restano lì nella lista dei desideri. Vorrei leggere un po', ma di sera, alla seconda pagina di qualsiasi cosa, mi si chiudono gli occhi. Vorrei scrivere più spesso qui sopra, concludere i post che ho nella cartella delle bozze, ma c'è sempre qualcosa di più urgente. Vorrei, insomma, vivere la mia vita di non mamma, ma non ce la posso fare.
E' sicuramente la primavera, ho bisogno di crederci e di pensare che nelle prossime settimane le cose miglioreranno.

mercoledì, aprile 19, 2017

Rileggendo gli ultimi post mi sono tremendamente resa conto che questo blog sta diventando troppo un blog da mamma e poco un blog da tutto il resto, così oggi vedo di recuperare, almeno in parte, raccontandovi qualcosa della mia nuova bici.
Con la piccola iena ho girato tanto in bicicletta, ma con l'arrivo del piccolo guerriero la situazione si era un po' complicata: avrei potuto mettere un secondo seggiolino anteriore sulla mia bici, ma già solo le operazioni di carico scarico sarebbero state un po' problematiche. Per non parlare del peso di entrambi: sbilanciamenti e ciclismo urbano non vanno tanto d'accordo. Forse in un'altra città, su percorsi più brevi e tranquilli, l'avrei fatto, ma qui non me la sono sentita. Così avevamo iniziato a considerare l'idea di un carrettino per la mia bici, ma a mio marito non piaceva tanto e lo capisco: girare per strada con una cosa là in basso in una città dove il ciclista e il pedone stanno in fondo alla catena alimentare della strada non è proprio il massimo. Così abbiamo iniziato a valutare l'acquisto di una cargo bike e, dopo una lunga ricerca, mio marito si è innamorato di lei.
Taga bikes aveva già prodotto qualche anno fa una bici che si trasformava in passeggino, la vedete nel video qui sotto.



Su kickstarter era stato aperto un crowdfounding per finanziare il progetto della nuova versione family; il progetto era partito e le prime bici sarebbero state in consegna per l'inizio dell'anno, così, dopo aver contattato il distributore italiano, siamo andati a Bologna da loro a provare la Taga passeggino del video qui sopra e per Natale/compleanno ci siamo regalati la versione family. Abbiamo scelto di acquistare anche il motore per avere la pedalata assistita: la bici è arrivata a febbraio, mentre per il motore bisognerà attendere fino a metà maggio.
La nostra Taga è arrivata con corriere, chiusa nella sua scatola di montaggio completa degli attrezzi necessari all'assemblaggio e l'ha messa in piedi mio marito in un'oretta. Pare che invece la parte del motore richieda un montaggio un po' più lungo (il rivenditore dice 3 ore), ma loro stessi per quest'anno offrono un gettone per il rimborso del lavoro se decidessimo di delegarlo ad un'officina della zona. Siamo ancora in attesa del materiale e non abbiamo deciso come comportarci, ma, conoscendo il programmatore, vorrà sicuramente prima provarci lui.
Per ora l'ho usata poche volte sia perché la primavera tarda ad arrivare che perché, senza motore, è davvero una bella fatica: 30 kg di bici+30 kg di pargoli+me stessa (pur con 30 kg in meno rispetto a qualche anno fa :-)) non è banale! Al di là della fatica fisica però posso dire che è molto facile da guidare, non è tanto più larga di una bici normale e il cambio è estremamente fluido e morbido: certo tenendo il rapporto più corto, vista anche la dimensione delle ruote, per muoversi è necessario far girare le gambe. Bisogna sicuramente farci un po' la mano: il manubrio è spezzato a metà per ospitare il cassone coi seggiolini e la manovrabilità del mezzo è molto diversa da quella di una bici normale, ma niente di troppo complicato. Stesso discorso per la gestione del mezzo: se da una parte non ci sono problemi di equilibrio grazie alle due ruote anteriori, dall'altra occorre capire come assecondare le pendenze naturali della strada e le curve col proprio corpo non potendo inclinare leggermente la bici come si farebbe normalmente. E soprattutto capire come gestire buche e piccoli dislivelli che con una bici standard si affronterebbero tranquillamente a cuor leggero, mentre con questa rischi di finire dove non vorresti. E' tutta una questione di pratica e con l'arrivo del motore penso che inizierò ad usarla seriamente.
Un ultimo problema riguarda il parcheggio della Taga: legarla al palo sul marciapiede è ovviamente impensabile dal momento che si renderebbe impraticabile la via per i pedoni. E' possibile legarla agli archetti appositi, ovviamente a patto che uno dei due lati sia libero, usando una catena morbida e anche abbastanza lunga (noi abbiamo un pitone come quello della foto in fondo a questa pagina). Per la mia bici mi ero di recente convertita all'archetto, ma legarci questa è praticamente impossibile.
Penso di essere l'unica ad averne una in zona, se mi vedete faticare con due pargoli nel cassone potete additarmi sghignazzando "ah, ma tu sei quella del gran bazar del niente". Potrei commuovermi.



lunedì, marzo 27, 2017

Ebbene sì, i pantaloncini neri non erano l'unico scheletro che tenevo nascosto nell'armadio.
In garage, in una scatola dentro un armadio, avevo infilato un paio di jeans meltin pot taglia 31 acquistati in super saldo (hanno ancora il cartellino, 10 euri) in un negozio che chiudeva. Correva l'anno 2000, forse 2001. Mi ero innamorata del modello e del disegno, ma proprio non si chiudevano; all'epoca probabilmente sarei entrata in una 33 e da lì le cose sono andate solo peggiorando. Però quei jeans erano davvero bellissimi e non ho mai avuto il cuore di disfarmene. Alla fine della scorsa estate, mentre cercavo una cosa in garage, sono saltati fuori e ho deciso di portarli in casa; me li ricordavo e sapevo esattamente dove fossero, ma ormai li pensavo una battaglia persa. Ancora non si chiudevano, ma ho deciso di tenerli in camera da letto e di usarli come metro di misura per i miei progressi, qualora ce ne fossero stati.
Non sto più vedendo la dietista, sto più o meno continuando con la tabella di marcia che ci eravamo date, anche se, lo ammetto, mi sto rovinando di dolci: da quando è nato il piccolo guerriero mangerei solo torte. Cerco poi di metterci una pezza ai pasti, ma dovrei davvero impegnarmi di più per frenare le mie voglie zuccherose.
Insomma che l'altro giorno li ho ripresi in mano, il mio peso è stabile ormai da diversi mesi e questa volta si chiudevano. Adesso bisognerà cucire un orlo e sfoggiarli nel loro meraviglioso taglio anni 90. Con 20 anni di ritardo.
Eccoli qua, e chi lo sapeva di custodire un tesoretto in garage: li vendono al triplo di quello che li pagai :-)

martedì, marzo 14, 2017

Dieci giorni è il tempo medio che abbiamo passato da novembre ad oggi tra un malanno e l'altro della piccola iena. Non vi faccio l'elenco di tutte le belle iniziative alle quali abbiamo dovuto rinunciare o quelle che non ci siamo goduti a dovere per strascichi del malanno in guarigione o primi sintomi del successivo perchè altrimenti mi sale la depressione.
Dieci giorni vorrei che fosse anche l'intervallo di tempo tra un mio post e l'altro, mentre l'ultimo risale ormai ad un mese fa. E non ne vado fiera. Ne ho uno nelle bozze da due settimane ormai, tra un po' vedrà la luce, me lo sento.
Dieci giorni è quella terra di mezzo, non è una settimana, ma neanche due, è il tempo che ti piace indicare quando manca poco, ma non pochissimo a qualcosa che ti piace. Sembra un tempo lungo, ma non lo è affatto, ti sembra un'eternità e invece passa in un attimo.
Dieci giorni è il tempo che ci ha messo il mio tatuaggio a guarire, a diventare un tutt'uno col mio polso sinistro, da ora e per sempre.
Dieci giorni è quel tempo che puoi moltiplicare per 3 per ottenere la giacenza media di un'incombenza qui in casa: ho ancora lì la busta che mi hanno mandato per raccogliere e spedire campioni biologici (niente di schifoso, solo un po' di saliva) miei e del piccolo guerriero per un progetto volontario legato alla salute della mamma e del bimbo in gravidanza e nei primi anni di vita. Ho già ricevuto due mail minatorie, entro venerdì devo devo devo spedire tutto quanto.
Dieci giorni, bè, dieci giorni non li abbiamo avuti a disposizione un anno fa per metabolizzare quello che stava succedendo. E a volte forse è meglio così.

martedì, febbraio 14, 2017

Tutte le volte che passiamo davanti ad una vetrina addobbata per San Valentino mi chiedi il perché di tutto quel cioccolato e di quei cuoricini. Allora io ti rispondo che presto sarà la festa degli innamorati, di tutte le persone che si vogliono bene, e che, con l'occasione, è usanza regalarsi cioccolatini. Alla domanda successiva, ossia "e tu a chi vuoi bene", hai già risposto un paio di volte che sei innamorato del babbo. Mettiti in fila cara piccola iena. E tu, caro programmatore, registra bene questa frase nel tuo database: la potrai rispolverare tra 10 anni quando ti manderà a quel paese perché non gli avrai permesso di fare quella cosa fantasticamente idiota che invece tutti i suoi amici potranno fare.
Il primo regalo di San Valentino io l'ho ricevuto ieri: la iena ha di nuovo la febbre e oggi ovviamente passeremo la giornata insieme, noi tre. Niente avventure urbane of course, magari una piccola avventura domestica in compagnia del suo nuovo giocattolino, regalo di compleanno appena arrivato.
Come cosa se ne fa un quattrenne di un mini amplificatore: semplice, emula Jack Black in School of rock collegandolo all'altro regalo di compleanno (vedo solo ora il prezzo!!! Mia mamma deve averla comprata in un cestone al discount... quasi quasi la rivendiamo e gliene compriamo una vera :-)). Per la gioia della mamma e dei vicini.
Il secondo regalo di San Valentino è qui e ora: sono le 10 del mattino e i pargoli dormono entrambi. La colazione nel silenzio e nella pace è meglio di una piscina di ritter sport assortiti. Mi piace pensare che non sia solo la quiete prima della tempesta.
Per San Valentino, nella nostra vita di prima, ci piaceva prepararci una cena speciale, diversa dal solito, magari testando qualche ricetta strana o aggiungendo un dolce... stasera spero di riuscire a mettere insieme una cena resuscitando qualche avanzo del frigo, visto che il piano per stamattina era andare a fare la spesa. Ma in fondo non importa: la cena più bella sarebbe quella che non prevede un ammazzacaffè a base di tachipirina per la piccola iena. E ho come l'impressione che non sarà quella di stasera. Speriamo almeno in San Faustino.

sabato, febbraio 11, 2017


Era da un po' che pensavo ad un nuovo post sulla piccola iena e la tv ed eccoci qua.
In realtà ho già raccontato qui di come Chromecast ci abbia cambiato la vita, permettendoci di proiettare direttamente sulla tv i video di youtube ed è ancora di questo che vorrei parlare.
Perchè ultimamente la iena è in fissa coi Piano Guys e quindi abbiamo sviscerato un nuovo filone: persone che suonano strumenti :-) se cercate su youtube ovviamente ne trovate di tutti i generi e per tutti i gusti, però noi ormai ci siamo fossilizzati sul duo americano che ne ha davvero per tutti i palati.
Un giorno la iena ha visto di sfuggita il video di "A sky full of stars" dei Coldplay e ha iniziato a chiedercelo on demand: voleva vedere il video del tamburo sulla schiena :-) in effetti si vedono un sacco di strumenti suonati in modo un po' singolare e la cosa sicuramente gli piace. 




Da lì poi si è innamorato di altri video dei Coldplay (un altro che adora è quello di Up&up) e un giorno abbiamo lasciando andare i suggerimenti di youtube e ci siamo imbattuti nella cover di "Paradise" fatta dai Piano Guys e lì è scattato l'amore.
Si tratta di un duo violoncello/piano che ha un nutritissimo seguito su youtube, dove è possibile scovare un sacco di video in cui si esibiscono in cover di pezzi famosi in location molto particolari. Alla iena, ad esempio, piacciono un sacco "Paradise sulla montagna", "Il deserto di sale", "Quello della montagna di San Giorgio". Ma ultimamente i suoi preferiti sono sicuramente "Io e il mio violoncello" e "Quello dove suonano il pianoforte tutti insieme" e devo dire che questi ultimi due sono anche i miei preferiti :-)
D'altra parte cosa ci saremmo potuti aspettare da una piccola iena musicale, se non che amasse vedere musicisti all'opera?
Quindi abbasso Masha e Orso e viva i gusti dei nostri bimbi :-)

Questo post giace nella mia cartella delle bozze da mesi e nel mentre ho anche scoperto che i Piano Guys si sono esibiti alla festa per l'insediamento di Trump :-/ questo ovviamente alla iena non importa, però io non sono più così contenta di regalargli delle visualizzazioni su youtube :-/
Tornando all'argomento iniziale invece aggiungo alle richieste della iena dell'ultimo periodo il video della canzone della colonna sonora di Sing, che ovviamente ha visto al cinema e che ha adorato.


E dopo questo, a ruota, chiede di vedere tutti i trailer in tutte le lingue: ormai appena sento le conigliette che cantano "oh my gosh look at her but" mi viene la nausea :-D
Scriverò ancora una puntata sull'argomento tv: la tv a casa dei nonni.

martedì, febbraio 07, 2017


Prossimamente su questi schermi

Sia ben chiaro: non conosco Milano, ogni volta che ci vado mi devo affidare a Google Maps per spostarmi e frequento sempre le stesse zone. Milano non mi piace granché, almeno per quel poco che ho visto. E men che meno mi piacerebbe viverci, ma credo che per uno abituato a Torino sia abbastanza normale: trovatelo un torinese che vorrebbe vivere a Milano :-)
Milano va bene per la gitarella fuori porta e infatti sabato ci siamo stati tutti insieme per festeggiare il compleanno della piccola iena con un paio di attività che sapevamo avrebbe gradito. Quindi ecco come potete passare una bella giornata a Milano in compagnia di un bimbo di 4 anni e uno di 8 mesi, nonostante la pioggia. Con una piccola bonus track per la mamma.
Siamo partiti con Italo alle 9,25 da Porta Nuova, dove siamo arrivati in auto utilizzando il nuovo parcheggio interrato della stazione (per la cronaca: costa 2 euro all'ora o 16 euro per tutto il giorno solare, abbiamo trovato posto senza problemi e la comodità non ha pari); avevo acquistato i biglietti del treno con la promo del 6 gennaio e con 36 euro e spicci abbiamo viaggiato in 3 e mezzo andata e ritorno. A livello di costi non so dire quanta differenza ci sia tra auto e treno, ma la comodità di arrivare praticamente in centro in un'ora: priceless.
Alle 11 eravamo operativi in zona basilica di Sant'Ambrogio: non ci ero mai stata ed ero curiosa di vederla; era comoda per la prima tappa del tour (Castello Sforzesco) e vicina al posto che avevamo scelto per il pranzo, la solita California Bakery.



Abbiamo scelto questo locale (in realtà ero già stata in quello in Via Larga e in quello di Corso Como, mai in questo di Via San Vittore) perché sapevo che avremmo trovato una location adatta ai bimbi e infatti vicino al nostro tavolo c'era questo bel cartello :-) Bagno pulitissimo con fasciatoio, seggiolone degno di questo nome, colori e tovaglietta da pasticciare e personale molto attento ai bisogni dei piccoli clienti. Non so come sia a Milano (anzi, se conoscete altri locali sempre in zona centrale che abbiano queste caratteristiche segnalate pure qui nei commenti), ma a Torino i posti come questo si contano sulle dita di una mano.
Ho mandato per un attimo a remare l'alimentazione sana mangiandomi un club sandwich pieno di qualsiasi cosa, un piattino di spinaci super burrosi e una fettina di cheesecake che ho diviso col marito. Ma direi che ne è valsa la pena :-) il tutto accompagnato da un ottimo earl grey, un esperimento che avevo già fatto a Berlino (il pasto innaffiato dal te caldo dico...) e che non mi era affatto dispiaciuto.
Dopo il brunch e l'indosso degli stivali da pioggia siamo andati verso il Castello Sforzesco con l'obiettivo di visitare il museo di strumenti musicali che si trova al suo interno. Io e la piccola iena l'avevamo già visitato ad aprile, quando eravamo venuti a Milano per incontrare Marica e la sua famiglia: ovviamente alla iena era piaciuto da morire e le avevo detto che saremmo tornati col babbo. Nel fine settimana è aperto anche lo spazio "le mani sapienti", ad ingresso libero, curato dalla fondazione Antonio Carlo Monzino. Nel corso delle giornate di sabato e domenica c'è un liutaio che lavora il legno, laboratori vari e momenti musicali: sul sito trovate il programma dettagliato. Inutile dire che la iena musicale ha adorato sia il museo, che avevamo appunto già visto, che questo spazio bellissimo anche a livello architettonico: è un violino gigante!
E la bonus track per la mamma? Facile :-) avevo prenotato un'attività al muba per mio marito e la iena e io intanto sono andata a spasso col guerriero nella fascia e ho fatto anche un po' di shopping!
Il muba si raggiunge abbastanza bene a piedi dalle fermate Duomo, San Babila, oppure, da entrambe, con un paio di fermate di bus o tram più pezzettino a piedi. Si trova alla Rotonda Besana e non ha un'esposizione permanente visitabile, ma solo dei laboratori che vanno prenotati per tempo perché sono sempre esauriti nei fine settimana, in certe fasce orarie già diversi giorni prima della data. L'anno scorso avevano fatto Remida, mentre stavolta Vietato non toccare: sono attività molto belle che vi consiglio se avete bimbi in età scuola dell'infanzia/scuola elementare. Remida, in alcune giornate, è aperto anche ai bimbi piccoli piccoli, basta tenere d'occhio il sito ed essere rapidi nella prenotazione.
L'attività al muba è finita alle 18,45 e la iena, reduce dall'influenza e in piedi dalle 8 del mattino, iniziava a dare segni di cedimento strutturale: a due passi dal museo passa il tram 9 che, in una ventina di minuti, ci ha riportati in stazione centrale dove, alle 20,25 ci aspettava il nostro Itolo.
Siamo ancora riusciti a concederci una cena seduti tranquilli vista binari, per poi salutare Milano e tornare a casina: alle 22 la iena già era nel suo letto.
Siamo già pronti per la prossima avventura :-)

mercoledì, febbraio 01, 2017

Febbre: bimbi in crescita
Ecco perchè oggi:
è il tuo compleanno

martedì, gennaio 31, 2017

Tant* blogger che seguo scrivono post per i compleanni dei figli e noto la stessa tendenza anche su facebook, che ho iniziato a frequentare da qualche settimana per seguire un gruppo segreto (o nascosto o privato o come cavolo si chiama) e sulla cui fenomenologia forse un giorno scriverò qualcosa.
Io non voglio scrivere un post sul compleanno della piccola iena, che sarà domani, ma un post per ricordare oggi 4 anni fa: l'ultimo giorno in cui siamo stati soli in questa piccola casetta.
Mi sono svegliata al mattino con la consapevolezza che eravamo arrivati al traguardo: d'altra parte eravamo già alla 41a settimana di gravidanza e il giorno successivo sarei comunque dovuta andare in ospedale a fare il primo monitoraggio di controllo. Ho mangiato qualcosa e ho detto a mio marito di non andare al lavoro perchè nel corso della giornata saremmo dovuti andare in ospedale; in casa si respirava un'aria strana, un misto di agitazione per quello che stava succedendo, paura di quello che sarebbe stato ed eccitazione perchè finalmente dopo 9 mesi avremmo visto la nostra piccola iena. Io mi sono stesa sul divano col mio tablet e ho giocato a ruzzle tutta la mattina, supportata da mio marito che, in quanto ingegnere e parte razionale della coppia, aveva nell'ordine deciso che:
- era necessario preparare un foglio di excel per monitorare gli intervalli tra una contrazione e l'altra
- era il momento buono per stirare la montagna di panni che avevamo accumulato nel cesto perchè "chissà quando avremo tempo per rifarlo".
In quest'ultima affermazione, in realtà, l'ingegnere è stato anche profetico perchè, da allora, non abbiamo più stirato nulla, giusto le camicie. Continuando a vivere felici, tra l'altro.
La mattinata quindi è trascorsa tutta così, mi sono riposata e rilassata in attesa del momento. Abbiamo pranzato (ricordo ancora: straccetti di manzo col radicchio) e le contrazioni iniziavano a farsi sempre più forti e regolari. Pensavo. E anche il foglio di excel in effetti non mentiva.
Verso le 15,30 erano regolari ogni 5 minuti, non fortissime, però mi sembravano martellare bene, quindi ho detto "programmatore, si va". Avevo un paio di pantaloni della tuta di ciniglia dell'adidas, li avevo comprati a new york nel 2008: li ho poi macchiati di candeggina mentre pulivo la finestra della nostra camera da letto e li ho buttati. Non ho rimpianti, tanto adesso non mi andrebbero più bene :-) Non ricordo proprio invece cosa indossassi sopra. E non ricordo neanche cosa indossava mio marito, però ci ricordo esattamente entrambi sulla porta di casa con la mia borsa ikea blu e arancione e l'agenda di gravidanza in mano. Ci siamo guardati, abbiamo guardato la nostra casetta vuota e ci siamo detti che la volta successiva ci saremmo entrati in tre. E così fu.
Questo è stato l'ultimo giorno della nostra vita di prima: poche ore dopo, all'una di notte, siamo diventati mamma e babbo e la piccola iena ha portato tanto nelle nostre vite, talmente tanto che, se ripenso a quella che ero, non riesco a non chiedermi di cosa riempissi le mie giornate e le mie nottate. E sì che all'epoca lavoravo fuori Torino e stavo fuori casa 12 ore al giorno a conti fatti.
Non ho rimpianti, così come per quei pantaloni: la mia vita di prima era bella, ma non quanto questa qui. Diversa, profondamente diversa, ma non altrettanto piena. Facevo più cose: più cinema, più teatro, più musei, più vacanze, più sonno. Adesso è tutto meno: meno uscite, meno sonno, meno vacanze, meno tempo per me, meno piscina, però quante soddisfazioni, quante risate, quanta gioia nel non vedere più questa casa vuota e silenziosa. 
Quattro anni fa abbiamo salutato definitivamente quella coppia che eravamo e siamo finalmente diventati una Famiglia; eravamo felici, ma non sapevamo che saremmo potuti esserlo molto di più.


lunedì, gennaio 16, 2017

Come dite, sono già alla parte quarta della nostra vacanza berlinese e ancora non vi ho raccontato niente di Berlino? In effetti diciamo che la visita della città è decisamente passata in secondo piano, siamo stati piuttosto presi dalla piccola iena e dalla sua febbre :-(
Visto che sono ormai diventata una grande esperta di mezzi pubblici locali e attenta conoscitrice del regolamento gtt, vi racconto quali sono le principali differenze tra le due reti di trasporto. L'azienda che gestisce i trasporti pubblici a berlino si chiama BVG e la rete integra autobus, treni (sia sopra che sotto il piano stradale) e tram. Nel corso della nostra vacanza abbiamo usato treni e tram, ma mai bus, quindi su questi non posso dare nessun feedback.
Il biglietto semplice copre le zone AB, costa 2,70 euro e ha una durata massima di 2 ore. A differenza di una corsa semplice GTT però, questo biglietto non può essere utilizzato per andare e tornare, ma in una sola direzione. Puoi cambiare mezzo di trasporto, treno, tram e bus, ovviamente restando nella fascia AB, ma senza tornare mai indietro. Sono strani questi tedeschi. L'aeroporto dove siamo atterrati, Tegel, si trova entro questa fascia e con uno di questi biglietti potete tranquillamente raggiungere il centro della città usando il bus TXL che fa capolinea ad Alexanderplatz (tempo impiegato: circa 40 minuti) oppure scendendo alla terza fermata del bus di cui sopra e prendendo il treno S41/S42 alla stazione Beusselstrasse a seconda di dove dovete andare. L'unica cosa di cui non dovete preoccuparvi sono i tempi di attesa: sia il bus TXL che i treni passano spessissimo: se vi va male 7/8 minuti di attesa e si va, questo ovviamente per la mia esperienza personale viaggiando sempre durante il giorno e mai di notte.
L'utilizzo della rete è gratuito per i bambini mi pare fino ai sei anni, quindi anche la piccola iena ha viaggiato a scrocco. E' consentito anche il trasporto di bambini piccoli in passeggini e carrozzine, almeno sui trami e sui treni che abbiamo utilizzato anche noi. A questo aggiungo che molti là usano come passeggino il carrettino della bicicletta, un catafalco di dimensioni interessanti che qua nessuno sano di mente si sognerebbe mai di caricare su un mezzo pubblico senza venire ricoperto di insulti pesanti.
Esistono, oltre alla corsa singola, dei biglietti giornalieri e settimanali, alcuni anche in combinazione con sconti sulle principali attrazioni turistiche della città; noi ci eravamo fatti un normale abbonamento settimanale, ma, a conti fatti, l'ho usato solo io nei miei giretti col piccolo guerriero: mio marito ha passato parecchio tempo in appartamento con la iena malata :-(
All'aeroporto, sulla banchina di attesa del bus, trovate sia macchinette automatiche che vendono i biglietti, sia addetti alla vendita, mentre in città li potete acquistare in tabaccheria. Su bus e tram è prevista anche la vendita a bordo, per la quale però è necessario avere il denaro contato: sui tram ci sono delle macchinette, mentre sul bus si fa direttamente con l'autista.
Per ulteriori informazioni e per calcolare i percorsi vi consiglio di visitare il sito dell'azienda dei trasporti o di scaricare l'utilissima app tramite la quale, creando un account, è anche possibile acquistare i titoli di viaggio.
Chiudo questo post di pubblica utilità dicendo che, per me, camminare e usare i mezzi pubblici sono gli unici due modi per girare e conoscere davvero una città. L'auto, magari, ti permette di raggiungere velocemente la meta, ma non ti fa godere il viaggio, che diventa solo un inutile intoppo tra la partenza e l'arrivo. Camminare col naso per aria o osservare le case che corrono dal finestrino di un tram invece ti fa percepire la città in modo diverso, si imparano i nomi delle strade, ci si orienta più facilmente. Ci si sente cittadini e non solo turisti. E questo l'ho imparato per la prima volta qui a Torino.